L’esperto spiega: La Guerra Ucraina Russia

“Sono un giornalista che documenta la guerra e va nelle scuole per parlare di pace”. Si presenta così sul suo sito web, Livio Senigalliesi, fotoreporter classe 1956, autore della mostra fotografica “Effetti collaterali”, una raccolta di straordinarie testimonianze per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle conseguenze drammatiche dei conflitti nel mondo.

Dal Ruanda ai Balcani, dall’Iraq all’Afghanistan, Senigalliesi ha documentato 25 guerre in 40 anni d’attività, un vero specialista nell’ambito dei conflitti. Ha raccontato l’Europa dell’Est ai tempi della Guerra Fredda e vissuto per tre anni l’assedio di Sarajevo vivendo tra la gente. E poi Cecenia, Gaza, Congo e Ruanda. E’ stato il primo reporter straniero ad entrare a Pristina all’inizio della Guerra del Kosovo nella primavera del 1998. Segue l’Afghanistan dal 1980. Vincitore di premi internazionali come il celebre “Bayeux War Corrispondant Award”, è tra i protagonisti del documentario “In prima linea” (2021), docu-intervista in cui 13 fotoreporter hanno raccontato a cuore aperto gli orrori e le cicatrici indelebili della guerra. Si dichiara “estramente preoccupato” da una possibile escalation globale del conflitto ucraino. “L’arrivo di armi e contractors dai Paesi della NATO – dichiara – porta all’inasprirsi di una guerra sporca, con l’aggravante del pericolo di una destabilizzazione di tutta l’Europa”.

1) Guardando le drammatiche immagini che giungono da Kiev non si può ignorare l’orrore della guerra che sta sconvolgendo la vita dei popoli che vivono in Ucraina. L’invasione russa ordinata da Vladimir Putin rappresenta un crimine ma è anche una risposta alle sofferenze delle popolazioni russofone del Donbass. Da fotoreporter di guerra, con la tua esperienza decennale, come giudichi un intervento militare di vasta scala e lo scenario in preoccupante evoluzione?

Secondo le buone regole del giornalismo, per prima cosa esamino le fonti. Non mi faccio prendere dalla frenesia e dai comunicati propagandistici delle due parti in conflitto. La guerra mediatica è quasi più sporca di quella combattuta sul terreno. Dieci anni di guerra nei Balcani mi hanno segnato profondamente e mi hanno insegnato una regola: se vuoi capire il presente devi studiare il passato. Per 8 anni i media e la diplomazia hanno totalmente trascurato il Donbass e le vittime russe perchè c’erano altre aree di crisi in cui la Coalizione Occidentale era invischiata.

Se non teniamo conto di come siamo giunti all’escalation di questi giorni non facciamo un lavoro onesto. Certo, il popolo ukraino soffre ma mi sembra che l’occidente stia facendo di tutto per appoggiare la loro causa. Sono state aperte le frontiere della Polonia ed in soli 5 giorni sono entrati in Europa 1,5 milioni di profughi (fonti UNHCR). In qualità di documentarista e testimone oculare di numerosi conflitti posso affermare che non è mai avvenuta una cosa simile. Quanti mesi di viaggio hanno dovuto affrontare i profughi afghani per arrivare alle porte dell’Europa dopo la rocambolesca fuga della NATO del settembre 2021? Per quanto ne so, gli afghani sono ancora nei boschi al gelo sul confine della Bielorussia, come i profughi bloccati lungo la Rotta Balcanica. 

Insomma “sommersi e salvati” per citare Primo Levi.

I profughi di guerra – a mio avviso – hanno tutti gli stessi diritti e sarebbe finalmente il momento che si attivi la diplomazia e si giunga ad un rapido cessate-il-fuoco prima che la guerra si espanda in Europa.

2) Nel corso della trasmissione televisiva di La7 “Piazza Pulita” il docente universitario Alessandro Orsini, poi licenziato in tronco dall’Università Luiss di Milano, ha individuato nell’espansione a Est della Nato una delle grandi ragioni di questa guerra. In particolare ha delineato il concetto di linea rossa per le grandi potenze, varcata dagli Usa in ottica russa in almeno 3 eventi storici recenti: l’attacco in Iraq e Afghanistan, la guerra civile in Siria, l’assassinio del generale iraniano Soleimani. Qual è la tua posizione? 

Io sono un fotogiornalista, non un tuttologo ma mi pare evidente che la propaganda di parte sia  entrata nelle teste dei commentatori e dei politici. A mio modesto avviso, il Sindaco di Milano Sala sbaglia a sollevare dall’incarico il Direttore d’orchestra della Scala Valery Gergiev.

Così come ha sbagliato il Rettore dell’Università Milano-Bicocca a sospendere il corso di letteratura russa. Sono dei segnali gravissimi. L’unica cosa che ci può salvare dall’abbruttimento causato dalla guerra è proprio la cultura. Ascoltare musica e leggere classici della letteratura mondiale è ossigeno per i nostri cervelli. Le affermazioni del Professor Orsini, in diretta su La7, sono assolutamente condivisibili. La NATO si è espansa a dismisura nell’area post-sovietica. 

E’ un dato di fatto. 

Dobbiamo ricordare gli accordi presi nel 1991 tra i due blocchi ai tempi della fine del Comunismo.

Vedi carta geostrategica pubblicata da Limes relativa all’allargamento verso Est della NATO.

3) La guerra in Ukraina è esplosa nel 2014 con gli scontri armati in Donbass con oltre 14 mila morti civili. Lo ha confermato al quotidiano La Stampa anche il generale americano Philip M. Breedlove, comandante delle forze Nato in Europa, ammettendo che << sono anni che nella base di Yavoriv, a 50 km da Leopoli, gli ucraini sono addestrati da forze Nato con esercitazioni congiunte>>. Dove è l’Europa in tutto questo? 

L’Europa è solo un’unione economica. Non esiste una politica estera comune. Tutte le decisioni nell’ambito della difesa militare sono da sempre demandate alla NATO. Per altro i nostri politici sono totalmente inadeguati ad ogni livello e specialmente in questioni militari. Quindi ci troviamo ad un passo dal baratro e non ci possiamo tirare indietro. Ormai è troppo tardi. Il grande assente in tutto questo è l’ONU. Colpevolmente assente da tutti i teatri di crisi e lungo le rotte migratoie in mano ai trafficanti di uomini. Sono anni che si lasciano sole le vittime di guerra. La cosa non mi sorprende. Tutto questo è voluto, organizzato da tempo in un’ottica del tanto peggio tanto meglio. L’opzione bellica è la più semplice. Fare la pace e ricucire rapporti significa volere il bene comune e in questo mondo, per quello che ho potuto testimoniare negli ultimi 40 anni, non c’è spazio per i buoni sentimenti e per il rispetto reciproco.

4) Passiamo ora alla copertura mediatica del conflitto tra Russia e Ukraina. Sicuramente la prossimità geografica e il rischio di escalation globale incidono sulla logica dell’agenda setting, ma tu che hai seguito da vicino lungo le tratte balcaniche le migliaia di profughi respinti con violenza da Frontex nel silenzio generale, intravedi forme di doppiopesismo nei confronti delle vittime ucraine? Dopo anni di guerre infinite con morti e profughi trattati come “effetti collaterali” questa attuale narrazione, tinta unilateralmente dei colori ucraini, non credi sia una fallimento del concetto di diplomazia?

Se commentassimo gli eventi stando sul terreno, senza sposare una causa, stando a debita distanza dalla propaganda delle parti in causa, avremmo una visione più obiettiva. Tutti i profughi che fuggono dalla guerra hanno diritto alla vita ed a un futuro migliore ma sappiamo che non è così. Nei giorni scorsi abbiamo visto dividere i profughi al confine polacco come sulla rampa di Birkenau a seconda del colore della pelle e a seconda della nostra convenienza. Un profugo in fuga dal Corno d’Africa o dallo Yemen non avrà mai il trattamento di un ukraino. Ci sono popoli sacrificabili. Da anni si lasciano morire profughi nel Mar Mediterraneo. Nel CIE di Lampedusa ho fotografato profughi dentro una gabbia. Vi sembra umano? Diciamolo: il parere della gente non conta niente ed i governi agiscono in funzione delle convenienze. E a poco servono le benedizioni del Santo Padre.

5) L’intellettuale americano Noam Chomsky ha denunciato “l’abbandono del dominio della ragione” nel modo in cui rappresentiamo e affrontiamo questo conflitto. Il governo Draghi e il Parlamento italiano quasi all’unanimità hanno deciso l’invio di armi all’Ucraina. Non credi che sull’onda dell’emotività causata dall’evidente sofferenza del popolo ucraino si stia però sottostimando una possibile escalation globale del conflitto? Si puo fare la pace rifornendo l’Ukraina di armi? 

A mio avviso ci sono potentati e Nazioni che non vogliono la pace. Molti Paesi reggono il loro potere sulle le armi ed il business delle armi è pari a quello della droga. La leggerezza con cui il governo italiano ha unilateralmente deciso di vendere armi pesanti all’Ukraina è un vero atto criminale. E’ un chiaro atto di guerra per procura e poco manca all’invio delle truppe sul terreno in osservanza ai diktat dell’Alleanza Atlantica. Siamo appena usciti umiliati ed a prezzi dall’Afghanistan e siamo pronti a lanciarci in una nuova folle impresa. Dio non voglia che si scelga questa opzione ma alle prime bare che torneranno a casa coperte dalla bandiera tricolore non potremo piangere. Non è stato dato adeguato tempo e spazio alla diplomazia e i nostri governanti hanno fatto carta straccia della Costituzione e dell’articolo 11. Quegli 8 anni di indifferenza nei riguardi dei popoli del Donbass sono stati fatali.

6) Nella complessità di questa crisi stiamo scadendo per l’ennesima volta in una deriva manichea dove troviamo costantemente un protagonista buono contro un antagonista demonizzato. E’ il sopravvento della narrazione unica?

E’ così da molto tempo. Ho vissuto in prima linea la Prima e la Seconda guerra del Golfo. Penso che da allora sia nato il giornalismo “embedded” e la necessità di un pensiero unico che non ammette dubbi o punti di vista differenti. La vicenda del corrispondente da Mosca della RAI, Marc Innaro, messo alla gogna solo perchè portava nel dibattito mediatico il punto di vista di Mosca e l’atmosfera culturale che si vive oltre la Cortina di ferro, ha portato alla chiusura dell’Ufficio di Corrispondenza della RAI da Mosca. Niente di più sbagliato in un momento di estrema crisi in cui è necessario capire anche la mentalità e le ragioni dell’altro. La pace la si fa col nemico! Non si arrivi a colpevolizzare un intero popolo! E non si adoperi il termine generico “russi” e “ukraini”. Sono gli eserciti che combattono! I civili non dovrebbero imbracciare armi, tantomeno i bambini. Il fatto che i giornalisti italiani presenti in Ukraina abbiano enfatizzato l’addestramento di civili propugnando un esercito di popolo mi sembra veramente un messaggio distorto e propagandistico, fuori dalle regole etiche previste per chi deve raccontare una guerra senza sposare una causa.

6) Quali sono – a suo giudizio – i mali più evidenti dell’informazione?

Superficialità e Infotainment sono i mali più diffusi del giornalismo moderno. Tutto va troppo in fretta. Non c’è tempo per pensare e nemmeno per approfondire. Tutti parlano e scrivono di ogni argomento. La guerra è una cosa seria e dovrebbe essere lasciata al commento di specialisti. Molti inviati sembrano più interessati ad essere protagonisti piuttosto che raccontare le storie degli altri. Sarà una deriva legata ai social. Notizie incontrollate, fake news e uso di videogiochi usati come sfondo ai collegamenti TV, sembra confermare che la prima vittima è la verità. Dovremmo ricordarlo ai direttori dei TG e dei giornali. Hanno una grande responsabilità.

Con la collaborazione di Alessio Marri

Apr news , Andreja Restek



Categorie:Esteri, Inchieste Varie, Personaggi, Politica

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