“Berlusconi ha ricevuto soldi dalla mafia tramite Marcello Dell’Utri”, a dirlo è un nuovo pentito, Gaetano Grado, e le sue dichiarazioni (tutte da verificare) si innestano nel processo in corso contro il senatore del Pdl. La notizia viene da Palermo e la riporta il quotidiano la Stampa in un articolo a firma di Riccardo Arena:
Un po’ in ritardo (“ma nessuno me l’aveva mai chiesto”, ha spiegato) per un’inchiesta e un processo che vanno avanti da 16 anni, il pentito palermitano Gaetano Grado cerca di entrare nel dibattimento contro il senatore del Pdl, imputato di concorso in associazione mafiosa davanti alla terza sezione della Corte d’appello di Palermo. Appena “sfuggito” ai pm palermitani, che lo accusavano anche di avere estorto 40 milioni, in una decina d’anni, al suo amico Berlusconi (la nuova inchiesta è stata spostata a Milano per competenza territoriale su decisione del Pg della Cassazione), Dell’Utri rischia nuove accuse nel processo per mafia. Cosa che in fondo non gli dispiace del tutto, visto che sul dibattimento pende il fantasma della prescrizione, prevista per la fine del 2014, e l’allungamento dei tempi è utile anche per la difesa.
Sulla sentenza della Cassazione cui Dell’Utri, come scrive Arena, sarebbe ‘sfuggito’, dice la sua il pm palermitano Nino Di Matteo, uno dei titolari dell’inchiesta per estorsione nei confronti di Marcello Dell’Utri: “Prendo atto della decisione della Procura generale della Cassazione – ha dichiarato Di Matteo – voglio solo ricordare che la stessa Cassazione nel procedimento nei confronti di Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa aveva sostenuto la fondatezza dell’ipotesi per la quale Dell’Utri aveva sostanzialmente un ruolo di intermediario nel pagamento, a titolo estorsivo, da parte di Berlusconi, di somme destinate alle famiglie mafiose di Palermo”. A muovere Di Matteo è anche la decisione della Cassazione di trasferire la competenza dell’inchiesta da Palermo a Milano.
Un trasferimento motivato dal fatto che il reato sarebbe stato consumato a Milano: “Nella specie il reato deve ritenersi consumato nel momento e nel luogo in cui pervengono sui conti correnti di Dell’Utri le somme oggetto di bonifico da parte di Berlusconi”, si legge in un altro passo del provvedimento della Corte di Cassazione.
Ma se il processo Dell’Utri vede Berlusconi come vittima, le dichiarazioni del pentito Grado ribaltano la situazione dipingendo l’ex premier come il beneficiario di un rapporto economico con Cosa nostra. Nella già intricata vicenda Dell’Utri questo ulteriore elemento di confusione testimonia quanto grande sia la matassa da srogliare e quali ricadute potrebbe avere la vicenda sulla storia politica degli ultimi vent’anni.
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