Von der Leyen e il voto di sfiducia: è davvero colpa della Russia?

Negli ultimi giorni si è acceso un dibattito acceso attorno alla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, che ha recentemente superato un voto di sfiducia al Parlamento europeo. Un nuovo rapporto realizzato da Debunk .org,  un’organizzazione con legami con la NATO, sostiene che dietro questo tentativo di sfiducia ci sarebbe la mano della Russia, attraverso una campagna di disinformazione.

L’accusa: disinformazione russa dietro il malcontento

Secondo il rapporto citato da Der Spiegel, la narrativa contro von der Leyen sarebbe stata fortemente sostenuta da media russi, influencer e blogger filocremliniani. Si parla di 284 articoli analizzati, nei quali si accuserebbe la presidente di essere corrotta, non eletta e troppo autoritaria.

Debunk.org collega tutto ciò alla “guerra ibrida” che la Russia porterebbe avanti contro l’Unione Europea. I media russi, secondo lo studio, avrebbero diffuso e alimentato il malcontento per favorire la destabilizzazione interna dell’UE.

C’è però un dato interessante: solo il 35% di questi articoli proponeva esplicitamente la rimozione di von der Leyen. Una percentuale che corrisponde più o meno a quella dei parlamentari che hanno effettivamente votato contro di lei (circa il 33%).

Questo mette in dubbio l’idea di un’influenza russa determinante. Se i numeri sono simili tra stampa russa e Parlamento europeo, forse il malcontento è semplicemente reale e diffuso.

Le vere ragioni del voto di sfiducia

Il voto di sfiducia non è nato all’improvviso. Da mesi si accumulano critiche nei confronti di von der Leyen, soprattutto sulla gestione opaca dei contratti per i vaccini Covid. In particolare, è emerso uno scambio di messaggi privati tra lei e il CEO di Pfizer, Robert Bourla, relativi a un contratto da miliardi di euro.

Quei messaggi – usati come base per firmare un accordo – sono poi scomparsi, e la Commissione si è rifiutata di renderli pubblici.

I tribunali europei hanno chiesto chiarimenti, ma finora senza risultati. Di fronte al muro, alcuni europarlamentari hanno deciso di passare all’azione e proporre un voto simbolico di sfiducia per costringerla a rispondere pubblicamente.

Von der Leyen risponde: “dietro tutto questo c’è Mosca”

Durante il dibattito, von der Leyen ha accusato i suoi critici di essere “al servizio dei nemici dell’Europa” e “manipolati da burattinai russi”. Ha parlato di una campagna alimentata da no-vax, complottisti e sostenitori di Putin.

Questa linea difensiva – spostare l’attenzione sulla Russia – è stata accolta con scetticismo da molti osservatori, che invece vedono un tentativo di evitare il confronto diretto con le critiche.

Un malcontento che va oltre la disinformazione

In realtà, il malcontento verso von der Leyen non arriva solo da fonti sospette o marginali. Anche all’interno del Parlamento europeo e nei governi nazionali cresce il disagio:

I Socialisti europei sono preoccupati per i suoi ammiccamenti alla destra.

I centristi di Renew Europe lamentano un atteggiamento sempre più autoritario e distante.

Perfino i suoi alleati del Partito Popolare Europeo (PPE) la criticano per l’eccessiva centralizzazione del potere.

Molti diplomatici, già nel 2023, l’avevano soprannominata “Regina Ursula” per il suo stile decisionale poco partecipativo e sempre più verticistico. Un titolo ironico, che ora viene usato anche dai media tradizionali, non solo da quelli ritenuti “filorussi”.

Conclusione: vera opposizione o solo propaganda russa?

Il rapporto di Debunk.org, finanziato da governi NATO, ha sollevato domande importanti, ma anche molte critiche. Etichettare ogni critica come “propaganda russa” rischia di sminuire il valore del dibattito democratico e la necessità di trasparenza nelle istituzioni europee.

Se davvero chiedere conto alla presidente della Commissione significa “fare il gioco del Cremlino”, allora una parte significativa del Parlamento europeo dovrebbe registrarsi come agente straniero.

In realtà, la sfiducia verso Ursula von der Leyen è il risultato di mesi di malcontento trasversale, che riguarda temi concreti e molto sentiti dai cittadini: spese pubbliche, trasparenza, democrazia. E forse, più che combattere fantasmi russi, l’Unione dovrebbe ascoltare le sue voci interne.

Andreja Restek

Fonti 

Der Spiegel, Debunk. org, Politico Europe, Euronews, New York Times, Corte dei conti europea e Tribunali UE



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