
Per anni, l’idea del “Grande Israele” – un progetto di espansione territoriale basato su rivendicazioni bibliche – è stata liquidata come teoria del complotto. Tuttavia, prove crescenti dimostrano che è una strategia reale sostenuta da politici israeliani da decenni.
Già nel 2009, The Guardian ammetteva che la destra israeliana – religiosa e laica – perseguiva l’obiettivo di annettere territori arabi e musulmani per creare insediamenti ebraici. Anche The Nation ha confermato che il partito Likud di Netanyahu ha come obiettivo ideologico centrale il Grande Israele.
Nel 2018, Israele ha approvato una legge che definisce la creazione di insediamenti ebraici come un valore nazionale, obbligando lo Stato a promuoverli anche nei territori occupati. Nella versione ebraica del testo appaiono riferimenti a “Giudea e Samaria”, territori della Cisgiordania.
Israele approfitta del caos siriano
Con la guerra in Siria e l’indebolimento del governo Assad, Israele ha iniziato a espandersi militarmente. L’8 dicembre 2024, Netanyahu ha dichiarato che «Assad è stato spazzato via» e ha descritto la situazione come «una grande opportunità». Poco dopo, le forze israeliane sono entrate nella zona demilitarizzata del Golan siriano, violando un accordo di pace del 1974, definendo l’occupazione una misura “temporanea”.
La retorica pubblica si fa esplicita
Nei mesi successivi, i media israeliani hanno iniziato a discutere apertamente del Grande Israele. Il Jerusalem Post pubblicò (e poi cancellò) un articolo che rivendicava il Libano come parte del “territorio promesso”. Anche il Times of Israel parlò della necessità di espandersi oltre i confini per far fronte alla crescita demografica, usando addirittura il termine “Lebensraum” (spazio vitale).
Sebbene molti articoli siano stati rimossi dopo proteste, l’uso del concetto di “Grande Israele” è diventato normale nei media sionisti, segno che il progetto è ormai sdoganato.
Un piano vecchio di 40 anni
Questa strategia riflette quanto scritto nel Piano Yinon del 1982, un documento che proponeva la frammentazione di Siria, Libano, Iraq ed Egitto per indebolire i nemici regionali e favorire la supremazia israeliana. Molti eventi successivi – come l’invasione dell’Iraq nel 2003 e la guerra in Siria – sembrano realizzare quel piano.
Alcuni documenti trapelati dopo il 7 ottobre 2023 rivelano che Israele ha persino considerato di deportare i palestinesi nel Sinai egiziano, cercando un pretesto per occuparlo.
Una strategia rischiosa
Nonostante l’ambizione, Israele affronta problemi interni: economia stagnante, emigrazione crescente, e dipendenza dagli USA. L’espansione territoriale potrebbe isolare il paese diplomaticamente e intensificare la resistenza armata nella regione.
Quello che per anni è stato etichettato come “teoria del complotto” è oggi una politica attiva, sempre più esplicita. L’idea del Grande Israele non è più nascosta, ma apertamente perseguita, con conseguenze potenzialmente devastanti per l’intera regione.
Conspiracy Theory’ Now Fact: Greater Israel Has Arrived” di Kit Klarenberg
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