
Il vecchio ordine mondiale sta crollando. Ed è ciò che oggi molti leader internazionali affermano apertamente. Alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, funzionari statunitensi ed europei hanno riconosciuto che l’ordine globale nato dopo il 1945 non funziona più come un tempo. Quell’assetto si fondava su pilastri chiari: il predominio militare degli Stati Uniti, il ruolo centrale del dollaro nel commercio globale, le alleanze di sicurezza occidentali come la NATO e l’espansione della globalizzazione sotto l’ombrello della protezione americana. Oggi quella struttura è sottoposta a pressioni provenienti da più direzioni, simultaneamente. Il cambiamento più rilevante riguarda la redistribuzione del potere globale. Gli Stati Uniti restano la principale forza militare e controllano ancora il nucleo del sistema finanziario mondiale. Tuttavia, il loro predominio relativo è messo sempre più alla prova, soprattutto dall’ascesa della Cina come rivale industriale, tecnologico e geopolitico. La Cina produce oggi circa il 28% della manifattura mondiale — più di Stati Uniti, Germania e Giappone messi insieme. Sta ampliando la propria capacità militare, sviluppando sistemi di pagamento indipendenti e rafforzando alleanze commerciali regionali che riducono la dipendenza dal controllo occidentale.
Nel frattempo, le aree di conflitto attivo si stanno moltiplicando su scala globale:
- La guerra tra Russia e Ucraina continua ad assorbire risorse occidentali e a ridisegnare la politica di difesa europea.
- Il conflitto tra Israele e Hamas ha aggravato l’instabilità in Medio Oriente.
- Gli Stati Uniti esercitano pressioni sull’Iran attraverso sanzioni, schieramenti navali e operazioni di deterrenza.
- Le rotte commerciali nel Mar Rosso sono state interrotte, con effetti sul commercio globale e sui trasporti energetici.
- La tensione tra Stati Uniti e Cina su Taiwan resta uno dei focolai geopolitici più pericolosi.
Non si tratta di crisi isolate, ma di punti di pressione inseriti in una competizione più ampia tra grandi potenze. L’investitore Ray Dalio definisce questo periodo la “Fase 6 del Grande Ciclo”: una fase di disordine globale, in cui le regole si indeboliscono e prevale la politica di potenza.
Oggi i Paesi non competono soltanto con le armi, ma anche attraverso strumenti economici e tecnologici:
- Dazi e tariffe
- Sanzioni economiche
- Restrizioni sui semiconduttori
- Guerra informatica
- Pressioni valutarie
- Controllo delle spedizioni
- Limitazioni ai movimenti di capitale
Il sistema finanziario sta già reagendo. Il dollaro resta dominante, ma ai margini si osserva una lenta erosione della fiducia. Negli ultimi anni le banche centrali hanno acquistato oltre 1.000 tonnellate di oro, in una delle fasi di accumulo più rapide della storia moderna. Sempre più Paesi regolano scambi bilaterali in valute locali e sviluppano sistemi di pagamento alternativi per ridurre l’esposizione alle sanzioni. Non si tratta di un crollo del dollaro, ma di una strategia di diversificazione e protezione dai rischi geopolitici.
Anche la spesa per la difesa riflette questo cambiamento:
- Il bilancio militare degli Stati Uniti si avvicina ai mille miliardi di dollari annui.
- La Cina supera i 300 miliardi di dollari.
- La Russia ha aumentato sensibilmente le spese militari.
- L’Europa si sta riarmando al ritmo più rapido dalla Guerra Fredda.
Storicamente, il periodo più pericoloso è quello in cui una potenza dominante è ancora forte, ma una potenza emergente è ormai abbastanza solida da sfidarla. È proprio in questa fase di sovrapposizione che i rischi di escalation crescono più rapidamente.
I mercati tendono a riflettere questo contesto attraverso:
- Maggiore volatilità
- Aumento degli investimenti in difesa ed energia
- Shock nell’offerta di materie prime
- Interruzioni nelle catene di approvvigionamento
- Riallineamenti valutari
- Maggiore interesse per attività considerate politicamente neutrali
Per questo la domanda di oro e argento tende a crescere nei periodi di tensione. Ed è anche per questo che Bitcoin entra sempre più nel dibattito come possibile strumento di copertura dai rischi geopolitici. Il mondo sta passando da un unico centro di potere dominante a più blocchi concorrenti. Transizioni di questo tipo, storicamente, sono instabili, spesso inflazionistiche e caratterizzate da conflitti — almeno fino alla formazione di un nuovo equilibrio globale. Non è necessariamente la fine del sistema, ma è certamente la fine della sua forma precedente.
Apr news
Andreja Restek
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