Sgominata organizzazione internazionale di narcotrafficanti

43 ordinanze di custodia in carcere, 8 provvedimenti di arresti domiciliari e 3 obblighi di dimora, emessi dal G.I.P. nei confronti di 36 italiani, 15 di persone origine balcanica, 2 africani ed 1 colombiano, perché ritenuti responsabili di traffico internazionale di droga, rapine ed illecita detenzione di armi.

E’ stata accertata la cessione di almeno 300 kg. di cocaina.

Sono stati altresì denunciati all’Autorità Giudiziaria, a piede libero, ulteriori 98 soggetti per reati riconducibili al narcotraffico.

L’indagine ha preso le mosse, alla fine del 2008, da un’attenta attività informativa supportata dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, che permetteva l’arresto di tre persone, il recupero di 2 mitragliatrici modello UZI ed il sequestro di due chilogrammi di cocaina. E’ stato così possibile delineare la presenza, nel territorio bresciano, di un’organizzazione criminale internazionale, capeggiata da soggetti di origine slava, dedita al traffico internazionale di stupefacenti.

Le indagini, svolte in Italia e all’estero, in particolare in Spagna e Repubblica Ceca, hanno permesso di appurare l’effettiva presenza nel nostro territorio di alcuni personaggi di nazionalità serba, gerarchicamente “subordinati” ad un connazionale che gestiva dall’estero il narcotraffico nel Nord-Italia.

Si è riusciti a ricostruire la struttura organizzativa e le modalità operative del sodalizio, al cui vertice vi era un quarantenne serbo ricercato nel proprio Paese per traffico internazionale di droga e per questo motivo rifugiatosi, di volta in volta, nelle basi “logistiche” costituite dall’organizzazione a Sarajevo (Bosnia-Erzegovina) e Barcellona (Spagna).

Alle dirette “dipendenze” del serbo operavano altri tre cittadini serbi, posti a capo delle “cellule” italiane dell’organizzazione ed incaricati di gestire i rapporti con i “grossisti” della droga ed incassare le ingenti somme da questi dovute:

  • un quarantacinquenne, dimorante da alcuni anni nella Repubblica Ceca e pluripregiudicato in Italia per gravi reati, dalla detenzione di armi allo sfruttamento della prostituzione;
  • un quarantenne, prima dimorante in provincia di Brescia e poi trasferitosi a Sarajevo per occuparsi degli aspetti finanziari del narcotraffico;
  • un ventitreenne, subentrato al precedente quale referente in Italia del sodalizio.

Un ruolo di fondamentale importanza, inoltre, era stato assegnato dai vertici dell’organizzazione ad una coppia di cittadini bosniaci incensurati, residenti in provincia di Brescia e titolari di un’attività commerciale nel capoluogo.

I due, marito e moglie, svolgevano le funzioni di “cassieri” del sodalizio, incaricati della custodia in Italia e del trasporto in Bosnia-Erzegovina degli ingenti profitti del narcotraffico, anche mezzo milione di euro a viaggio.

Dalle indagini è emerso che la coppia , talvolta, ha custodito fino a 2 milioni di euro per conto dell’organizzazione.

Facevano anche parte dell’organizzazione criminale dei soggetti con la funzione di “grossisti”, quasi tutti italiani, ciascuno dei quali destinatario di rilevanti partite di cocaina, fino a 20 Kg. alla volta, che erano suddivisi in cinque gruppi distinti:

  • il primo, costituito da un uomo ed una donna operanti nella città di Brescia;
  • il secondo, composto da due pregiudicati bresciani attivi nell’hinterland cittadino;
  • il terzo, costituito da un soggetto serbo da decenni residente in Italia e da due donne bresciane, titolari di un’attività commerciale in città;
  • il quarto, rappresentato da un giovane di Como, nipote di una persona ai vertici della ‘ndrangheta lombarda;
  • il quinto, costituito dai membri di una famiglia di origine sarda dimorante in provincia di Brescia, già noti alle cronache cittadine per gravi fatti di sangue.

Le indagini hanno portato all’individuazione, tra gli altri, di altri soggetti pluripregiudicati, collegati con i menzionati “grossisti” anche se non appartenenti all’associazione per delinquere, noti alle cronache in quanto coinvolti in importanti operazioni antidroga dell’ultimo decennio:

  • i campani arrestati anni orsono in quanto appartenenti ad una “filiale” lombarda della “A. di Secondigliano” ,i cosiddetti “eredi di Raffaele Cutolo”;
  • un calabrese coinvolto in numerosi fatti di narcotraffico ed arrestato nel corso dell’operazione “Valle” , quale personaggio di spicco della malavita bresciana;
  • un bresciano tratto in arresto a suo tempo in quanto destinatario di un carico di 1200 chilogrammi di hashish.

Tra i destinatari delle misure cautelari figura anche un altro bresciano, accusato, oltre che di fatti di droga, del tentato omicidio di due agenti della Polizia di Stato di Brescia. Nel 2009 aveva “speronato” con la propria auto e ferito gravemente i poliziotti che avevano tentato di fermarlo.

Nel corso delle indagini erano già state arrestate in flagranza di reato 11 persone, tra le quali un latitante di nazionalità croata, ricercato a livello internazionale per traffico di droga, e sequestrati alcuni chilogrammi di cocaina.

L’organizzazione criminale poteva contare:

  • su notevoli disponibilità finanziarie, tanto che ai “grossisti” venivano affidate in “conto vendita” ingenti partite di cocaina, fino a 20 chilogrammi, senza riscuotere immediatamente il corrispettivo;
  • sull’ampia disponibilità di abitazioni ed automezzi, messe a disposizione dei tre serbi operanti in Italia dai “grossisti” italiani;
  • sull’utilizzo di identità e documenti falsi;
  • sulla notevole soggezione dei “sottoposti” nei confronti dei vertici del sodalizio, notoriamente capaci di pesanti ritorsioni in caso di “sgarri”; da un’intercettazione ambientale, ad esempio, è emerso che iuna delle persone citate, stretto collaboratore del capo, si era offerto di recarsi in Spagna per risolvere con le armi un dissidio sorto a Barcellona con un altro gruppo criminale;

Per il successo dell’operazione sono state fondamentali l’esecuzione, ai sensi dell’art. 40 della Convenzione di Schengen, di servizi di pedinamento ed osservazione “transfrontalieri” e l’utilizzo delle più moderne e sofisticate tecnologie investigative, che hanno consentito, tra l’altro, di:

  • individuare a Barcellona (Spagna) la più importante base logistica dell’organizzazione;
  • localizzare a Sarajevo (Bosnia-Erzegovina) il “rifugio” del capo dell’associazione criminale, come già detto ricercato dalle Autorità serbe;
  • individuare l’abitazione del serbo S.I., pedinato dall’Italia, ove si recava mensilmente per curare gli interessi del sodalizio, sino alla città di Most (Repubblica Ceca).

 

Le indagini antidroga sono state accompagnate dallo svolgimento di accertamenti economico-patrimoniali sul conto degli indagati, che hanno condotto all’emissione da parte del G.I.P. di provvedimenti di sequestro preventivo, per “sproporzione” tra redditi dichiarati e tenore di vita, di 3 immobili, 1 centro estetico, 1 negozio di abbigliamento, 1 negozio di alimentari, 2 bar e 5 autovetture di grossa cilindrata, per un valore complessivo di circa 2 milioni di euro.

L’ attività di polizia giudiziaria è stata svolta, in Italia, a Brescia, Bergamo, Mantova, Como, Monza, Napoli ed Oristano, con la collaborazione dei locali comandi e reparti della Guardia di Finanza e dell’Arma dei Carabinieri ed all’estero, in Albania, Bosnia, Grecia, Repubblica Ceca, Serbia e Svezia, con il pieno supporto delle forze di polizia di quei Paesi.

Allo stato attuale 09 soggetti non sono stati ancora rintracciati: alcuni di essi potrebbero trovarsi all’estero.

Nel corso dell’operazione, che ha comportato l’impiego di circa 350 militari e di alcune unità cinofile, sono stati anche sequestrati circa 7,7 kg. di marijuana; 730 gr. di hashish; 100 gr. di cocaina; 2 gr. di eroina; 4 pistole; 51 cartucce; 3200 euro; 1 taser ; 3 bilancini ed 1 pressa per la preparazione di dosi; 1 paletta segnaletica con i contrassegni della Polizia di Stato; 6 autovetture ed 1 maxi scooter.

APR news To

fonte C.P. Di Bs



Categorie:Cronaca

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