“To Rome with love” di Woody Allen

Proprio in Italia Woody Allen doveva venire a girare il suo peggior film! Non uso perifrasi né faccio equilibrismi per dire che Woody è comunque un maestro del cinema mondiale ecc. ecc. Il film è brutto e noioso. Nulla di nuovo, pieno di stereotipi.
Il regista newyorkese sembra aver intrapreso la strada delle cartoline, dopo Londra, Barcellona, Parigi, adesso Roma, con storie incastonate dentro vedute suggestive e ben fotografate, a seconda delle caratteristiche delle città. Solo che a Roma la storia, o meglio le tante storie parallele non funzionano.
Si comincia con un pizzardone idiota che si distrae e provoca un incidente (stereotipo italico-romano). Lo stesso personaggio chiuderà il film da una finestra affacciata su Trinità de’ Monti, luogo dove prima o poi si intrecciano tanti amori. Le storie parallele che il regista segue sono almeno quattro, i personaggi sono un’infinità.
C’è John (Alec Baldwin), architetto di successo di ritorno a Roma dove ha vissuto da giovane. Si inserisce nella vicenda di una giovane coppia, Jack e Sally, che ospita un’amica, Monica, disinvolta attricetta americana. Fra il ragazzo e la nuovo arrivata è attrazione fatale, mentre il maturo John agsice sul trio come un deus ex machina.
La seconda storia è quella di Jerry (Woody Allen), regista lirico in pensione e ossessionato dalla morte, giunto a Roma con la moglie Phyllis per conoscere la famiglia di Michelangelo, il fidanzato italiano della figlia Hailey. Il padre del ragazzo, Giancarlo, ha un’impresa di pompe funebri (!), ma rivela una voce tenorile quasi perfetta che risveglia le velleità manageriali non ancora sopite di Jerry.
C’è poi la vicenda di Leopoldo Pisanello (Roberto Benigni), tranquillo impiegato con famiglia, che una mattina si scopre famoso e non ne conosce il motivo. In breve si abitua al codazzo di tv e paparazzi, scoprendo e utilizzando dapprima il potere della seduzione, poi tutte le contrarietà connesse alla fama.
Infine c’è una coppia di giovani sposi friulani arrivati a Roma perché lui, Antonio, ha una grossa opportunità di lavoro grazie a dei parenti bigotti. Lei invece, Milly, si perde per Roma e vaga per giorni….fino a a capitare su un set cinematografico dove è corteggiata dal divo Luca Salta (Antonio Albanese). Intanto Antonio si è visto recapitare in camera la bella escort Anna (Penelope Cruz) ed è costretto a farla passare per la propria moglie di fronte agli attoniti parenti.
La quattro storie scorrono parallele e non si intrecciano quasi mai. Quella di John e dei ragazzi americani è di una banalità irritante. La vicenda di Jerry, che mi ha strappato qualche mezzo sorriso grazie alle sue battute, conta l’unica genialata del film ovvero che Giancarlo (il tenore ‘vero’ Fabio Armiliato) riesce a cantare bene solo sotto la doccia e di conseguenza viene allestita un’edizione molto particolare dei ‘Pagliacci’.
Un pietoso velo su Roberto Benigni che rifà se stesso per l’ennesima volta. Ciò che accade a Leopoldo Pisanello è veramente fuori contesto. Se l’episodio voleva essere una critica allo star system e alla popolarità televisiva, agli idoli digitali creati e distrutti nel volgere di una settimana, lo fa in maniera sghemba e grossolana. Il cinema italiano ha smesso da trent’anni di fare queste cose, perché Woody Allen ce le deve propinare oggi?
Qui e là compaiono decine di attori noti e meno noti….Scamarcio, Sastri, Gianmarco Tognazzi, Rigillo, Carol Alt, Giuliano Gemma, Ornella Muti, qualcuno anche in comparsate di pochi secondi.
Nonostante la buona volontà di Leo Gullotta nel fare Woody Allen, il doppiaggio è pessimo, con il labiale quasi mai azzeccato. Anche la scelta delle voci lascia a desiderare, come quella della ragazzina Monica a cui viene dato un timbro non confacente. Che dire poi dei due giovani di Pordenone che appena giunti a Roma hanno già l’accento burino?
Il film non si salva neppure con la colonna sonora: si apre con ‘Volare’ cantata da Modugno e si chiude con ‘Volare’ in versione per banda. Lirica a parte (brani da Turandot, Tosca, Traviata, Pagliacci…) quasi sempre presente nei film di Allen, c’è molta fisarmonica ma ripetitiva: ‘Ciribiribin’ accompagna sempre le apparizioni di Benigni, ‘Arrivederci Roma’ quasi tutte quelle degli americani.
Ma ci sarà qualcosa da salvare? Promuovo Judy Davis (la moglie di Woody Allen) e mi appunto i nomi di Monica Nappo (la moglie di Benigni) e di Alessandra Mastronardi (la fresca e ‘fulminata’ Milly).

APR news To

di Riccardo Caldara

http://www.riccardocaldara.net/?p=2257

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Categorie:Inchieste Varie

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