“Il dittatore”

Dopo aver visto “Il dittatore” ed essermi ripetuto una decina di volte “che scemenza sto guardando!” sono arrivato alla conclusione che Sacha Baron Cohen ha tutte le carte in regola per diventare il comico del secolo. Se solo l’interprete di “Borat” e di “Bruno” (ma anche di “Hugo Cabret”) riuscisse a togliersi (senza snaturarsi….) qualche incrostazione di eccessiva volgarità! Con “Il dittatore” ho sperimentato in un unico film tutte le tipologie di risata: sottile, grassa, isterica, infastidita, viscerale, liberatoria. E’ naturale, perché Sacha, oltre alla propria genialità, attinge a piene mani da 100 anni di storia del cinema comico, citando Chaplin, Keaton, Sellers, Woody Allen. Si pensi alla gag del missile e a quella delle Olimpiadi e ancora alla scena della masturbazione e quella del parto in un centro commerciale. In questo caso Sacha è eccessivo, quasi sgradevole, ma che risate! Il suo dittatore – generale, ammiraglio Aladeen – dell’immaginario stato nordafricano di Wadjia si ispira a tutti i dittatori-macellai della storia da Hitler a Gheddafi a Saddam Hussein passando per terroristi come Osama Bin Laden. Chi di loro non ha avuto almeno un sosia per motivi di sicurezza? Non mancano la presa in giro della politica internazionale – ONU, Obama, gli israeliani – e la dissacrazione di tutti i miti americani. Sempre esagerato, sempre politicamente, socialmente, sessualmente scorretto. Eccellente la scena del passaggio su corda da un grattacielo all’altro. Aladeen rimane sospeso nel vuoto a pochi metri dal traguardo. Viene invitato ad alleggerirsi svuotando le tasche. Da una si libera di un pacco di integratori (“contiene il potassio equivalente a tre banane….”), dall’altra lascia cadere tre banane (“è perché non mi fidavo dell’integratore….”). Demenziale ma geniale.

In volo in elicottero su New York parla di una Porsche 911. Ma il numero 9 e 11 viene interpretato da una coppia di americani come 11 settembre. Di conseguenza…
Inutile raccontare molto della trama. Aladeen è un dittatore a 360°, contrario al processo di democratizzazione del suo paese come vorrebbero i sudditi. Durante un viaggio a New York viene sostituito con un sosia-fantoccio a cui far firmare la costituzione davanti alle Nazioni Unite.
Ricchissimo di situazioni e gag che si susseguono rapidamente. Per afferrarle tutte consiglio di vederlo due volte. Non è tempo sprecato.
Diretto, come già “Borat” e “Bruno”, dallo statunitense Larry Charles che se non esistesse veramente potrebbe sembrare un ennesimo travestimento di Sacha, il quale si avvale anche di una spalla d’eccezione come Ben Kingsley nei panni del suo luogotenente Tamir.

APR news

fonte: Riccardo Caldara http://www.riccardocaldara.net

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Categorie:Inchieste Varie

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