Grave atto di intimidazione: succede in Val Susa

I servizi sociali stanno inviando, in questi giorni, lettere alle famiglie che manifestano contro la tav insieme ai propri figli minorenni.  Se questo fosse successo in un altro paese che cosa avremmo detto?  Probabilmente avremmo pensato che è un fatto gravissimo, degno di una dittatura.  Si cerca, in questo modo, di intimidire i genitori minacciandoli perché manifestano insieme ai propri figli. In Italia, essendo la Tav appoggiata dalla maggior parte delle forze politiche, non viene dato risalto alla notizia.  Dimostrare e manifestare pacificamente è un diritto anche per i minorenni, dato che si tratta di ragazzi adolescenti che comunque hanno un loro pensiero e sanno e possono usare i mezzi democratici di dissenso.  La minaccia alle famiglie con la segnalazione da parte dei servizi sociali dei ragazzi è pura intimidazione da parte di uno stato che non tollera voci di dissenso, e che, avendo esaurito le ragioni per attuare un’opera che molti considerano inutile ed estremamente costosa, si rivale contro i cittadini minacciandoli esplicitamente con mezzi poco conformi alla nostra costituzione e sicuramente antidemocratici. Che ci si schieri a favore o conto la TAV, sicuramente non si può considerare questo atto poco grave.

PARTE I 

Pubblichiamo qui di seguito la lettera di mamma Angela

Ciao a tutti,

segnalo che stanno arrivando a casa convocazioni presso gli uffici di assistenza sociale, richiesti dalla Procura di Torino – Tribunale dei minorenni – per i ragazzi, minorenni appunto, che prendono parte a presidi, sit-in, volantinaggi, manifestazioni, attività No Tav, senza che ci sia una configurazione di un reato. Si tratta di ragazzini identificati dalle forze dell’ordine, mentre, pacificamente, manifestavano in Valle di Susa. Mio figlio Francesco, ancora 14enne, è stato segnalato, insieme ad altri minorenni, in quanto volantinava a Susa, a fine settembre. Non essendoci presenza di reato, perché la Procura “segnala” i ragazzini ai servizi sociali? Per vedere se il loro sano attivismo è sintomo di patologie o disagi familiari? Se hanno genitori violenti, oppressivi che li costringono a manifestare per diritti civili e politici? Manifestare diviene sintomo di disagio, per i rappresentanti della legge? Se questo non è regime, non so cos’altro dire.

Angela

PARTE II

“Ciao a tutti,

sono appena tornata dal colloquio con l’assistente sociale, Paola Bertolini, ad Avigliana. Fuori dall’edificio di piazza Conte Rosso era presente una troupe di Rai3 (trasmissione Agorà), a cui ho rilasciato una lunga intervista, evidenziando il carattere politico di tale situazione. Andrà in onda una pillola di tutto ciò che ho detto. Speriamo in bene, anche qui. Peggio che le manipolazioni di Ponte, tuttavia, non credo siano possibili. Il colloquio è stato positivo e gradevole, e mi è stato chiesto di parlare della mia famiglia, di mio figlio Francesco, dei progetti, della scuola, del mio lavoro, ecc. Elementi di vita personale per capire il contesto ambientale e familiare. Non ho potuto avere copia né del verbale dei carabinieri, che identificarono i ragazzi presenti al volantinaggio di fronte alla banca Sanpaolo di Susa né la relazione della Procura. Ma ho preso appunti mentre l’assistente sociale leggeva.

Eccone la sintesi.

La Procura della Repubblica presso il TdM ha fatto richiesta scritta al CONISA di relazione sociale sui minori coinvolti nel volantinaggio di Susa. Il pm scrivente è Valentina Sellaroli. Usualmente, le Forze dell’Ordine presentano segnalazione in Procura per i casi di minorenni, e la Procura incarica i Servizi sociali, quando 1) c’è ipotesi di pregiudizio o 2) ipotesi di reato. In questo caso non sono presenti né l’una né l’altra ipotesi. Non rientra, cioè, nella fattispecie usuale, ma nell’ambito della straordinarietà. Nella relazione dei CC alla Procura, infatti, non si evidenziano reati di nessun tipo. I CC che hanno identificato il gruppo di ragazzi hanno scritto nel rapporto che questi stavano volantinando in vista del corteo del 5 ottobre, e che “durante l’estemporaneo presidio non sono stati provocati danni né interruzione dei servizi” e che i giovani “si sono dispersi autonomamente”. Il rapporto afferma che l’azione messa in atto rientra nelle strategie del movimento No Tav di colpire i soggetti interessati alla realizzazione dell’Alta Velocità. Dunque, niente violenze o altri reati. Ci si domanda allora quale motivazione abbia avuto la Pm, una volta letta la relazione dei CC, per mandare avanti il “caso” coinvolgendo i SS. L’unica ipotesi plausibile che viene in mente è quella “preventiva”: verificare, attraverso accertamenti, se tra i ragazzi del volantinaggio ci siano elementi ambientali, familiari, personali di devianza tali da portare, in futuro, a atti illeciti o criminali. Quindi si tratta di prevenzione su ipotesi, su illazioni, di potenziali devianze, illegalità o altro. Siamo nel campo del futuribile, della fantapolitica. Siamo alla Minority Report, tanto per citare un altro film… Solo che lì c’erano reati in potenza. Qui siamo di fronte a ragazzi con spinte ideali, sociali e politiche tendenti alla costruzione di un mondo più giusto, sano, e non certo di fronte a criminali potenziali. Si tratta, in definitiva, di una decisione politica, avulsa da fatti concreti e contesti di illegalità, e come tale va presa. L’assistente sociale era, come me e tanti di noi, perplessa sull’articolo del citato Meo Ponte, nel cui titolo e occhiello emette già una sentenza, come se i servizi sociali ci avessero già sentiti (per trasmissione telepatica) e avessero confermato che si è in presenza di una “trasmissione di illegalità” ai nostri figli. Il giornalista ha estrapolato una frase di Piero Genovese, manipolandola e dandole un significato affermativo e non ipotetico. Anche le dichiarazioni del TdM – “A noi preme soprattutto la salvaguardia dei ragazzi” – diventa nel titolo: “Non portateli più ai cortei”. Ma nessuno di noi s’è sentito fare una simile richiesta né da Baldelli né da altri.  Dunque, il professionista della comunicazione s’inventa il contenuto della comunicazione stessa. A mio parere di giornalista, qui si viola la deontologia professionale e la continenza formale (attraverso accostamenti suggestionanti e insinuazioni). Come madre e cittadina mi sento lesa, in quanto indirettamente accusata di trasmettere l’illegalità ai miei figli”.

Angela Lano

Apr news



Categorie:Cronaca

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