Siria, Aleppo: ucciso Abdullah Alyasin, uomo che ha salvato la vita a tanti giornalisti

Abdullah Alyasin

Abdullah Alyasin

“E’ di almeno 200 morti il bilancio delle vittime dei combattimenti negli ultimi otto giorni nei pressi di Aleppo”: quasi tutte le testate giornalistiche iniziano nello stesso modo le notizie sulla guerra in Siria, una guerra che continua senza tregua già dal 2011. 200 può sembrare solo uno dei tanti numeri che sentiamo ogni giorno, ma per me non è stato così. Tra queste 200 vittime che hanno perso la vita la settimana scorsa c’era anche Abdullah Alyasin, un ragazzo coraggioso che tutti i giornalisti che sono stati ad Aleppo hanno conosciuto.

Fatico ad iniziare a scrivere, sono molto triste e arrabbiata, anche se mi rendo conto che questi sentimenti possano risultare strani a chi non ha vissuto una situazione simile, e che non sia facile capire come si possa piangere per qualcuno che è morto in una guerra così lontana.

Appena arrivati ad Aleppo, dopo aver attraversato una parte della città bombardata, la prima persona che abbiamo incontrato era proprio Abdullah, ragazzo responsabile del Press Center di Aleppo, che ci è sembrato sin da subito un giovane coraggioso, sicuro e deciso. Parlava un inglese impeccabile, e come ho avuto modo di sapere in quei giorni era infatti laureato in letteratura inglese all’Università di Aleppo. Ogni volta che parlavamo gli promettevo che al nostro prossimo incontro avrei saputo parlare inglese meglio, e forse avrei imparato anche qualche parola di arabo. Lui sorrideva e diceva: “Non ti preoccupare, ti capisco benissimo”: era anche un gentiluomo, al quale nemmeno la guerra era riuscita a togliere la gentilezza ed il sorriso.

Abdullah si è preso cura di noi giornalisti durante tutta la nostra permanenza ad Aleppo: ha cercato i posti più sicuri per dormire, ha studiato il modo in cui potevamo muoverci, e si è occupato costantemente della nostra sicurezza. Nonostante noi non fossimo pochi, riusciva ad organizzare benissimo tutto ed era sempre disponibile: ogni giorno chiedeva a noi cosa volessimo fare. Malgrado i bombardamenti ed i cecchini, con lui ci sentivamo sicuri. Tutte le mattine prendeva il suo fuoristrada traforato dai proiettili e ci portava in prima linea. Grazie ad Abdullah abbiamo incontrato generali, medici, visto molte prime linee, e soprattutto siamo tornati vivi a casa. Era disponibilissimo a rilasciare interviste, ed essendo molto ben informato era una fonte preziosa: ci raccontava delle prigioni sotterranee ad Aleppo, ci informava sul numero vero delle vittime della guerra in Siria, dei profughi e rispondeva ad ogni altra domanda che avevamo.

Sulla pagina di Facebook di questo grande uomo c’è una sorta di lutto internazionale, e i giornalisti di tutto il mondo esprimono il dolore e la tristezza provati dopo aver saputo dell’uccisione di Abdullah, perchè chi ha avuto a che fare con lui non poteva non essergli grato. Aleppo in questo momento è una città dove è impossibile muoversi senza una guida. Senza una persona del posto che conosce le postazioni dei cecchini e i posti di combattimento probabilmente si morirebbe oppure si verrebbe rapiti nel giro di un’ora. Grazie ad Abdullah sono stati liberati alcuni giornalisti rapiti, e grazie a lui tanti di noi sono tornati vivi nei propri Paesi di origine. Noi tutti dobbiamo tanto a questo ragazzo.

Con Abdullah avevo un progetto in cantiere: stavamo infatti pensando di organizzare una mostra fotografica il cui scopo era raccogliere farmaci per l’ospedale Dar Al Shifa di Aleppo. Eravamo in contatto e lo tenevo aggiornato sugli sviluppi dei procedimenti burocratici qui in Italia. Nessuno doveva morire e questa tragedia è solo un’altra prova del fatto che la guerra non conosce burocrazia e noi che non la viviamo non ci rendiamo conto che in guerra si muore davvero e non c’è tempo per l’attesa e la lentezza; se si vuole aiutare veramente bisogna agire in fretta.

Caro Abdullah, ti sei occupato della nostra sicurezza, della sicurezza dei giornalisti, ci hai protetto e tutti noi che ti abbiamo conosciuto ti ringraziamo di cuore.

APR news

Andreja Restek

Paolo Siccardi



Categorie:Cronaca, Esteri, Politica

Tag:, , , , , , ,

1 reply

Trackbacks

  1. Abdullah Yassin, la vittima delle due rivoluzioni - SiriaLibano

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: