Italy: Cosa c’è dietro le proteste?

11 dicembre 2013 torino , ph © Andreja Restek APR

La protesta, arrivata come una valanga, ha coinvolto tantissimi cittadini insoddisfatti di questa politica spesso poco attenta alle problematiche reali delle persone. Ma chi c’è dietro tutto questo e qual è il programma della protesta iniziata il 9 dicembre? Forse non tutto è così limpido e chiaro da subito. Ma cercando attentamente si trovano delle spiegazioni.

Sui volantini e sul web si trova un paragrafo intitolato “cosa vogliamo”. Questi i contenuti:    

Fase uno: «Che l’attuale classe politica, presidente della Repubblica compreso, istituzioni infiltrate dai partiti ladroni, si dimettano ed abbandonino le posizioni». Fase due: «Da quel momento vi sarà un periodo transitorio in cui lo Stato sarà guidato da una commissione retta dalle forze dell’ordine, trascorso il quale si procederà a nuove votazioni». Per questo il richiamo alle forze dell’ordine, dopo le polemiche dei giorni passati sui caschi tolti dagli agenti, assume una dimensione ancora più inquietante. Nel periodo transitorio, due i provvedimenti da prendere: «Ristampare la lira per finanziare, senza creare debito, la spesa produttiva statale; rescissione di tutti i trattati che ci vincolano con l’Europa delle banche». Propositi che giungono dal movimento 9 Dicembre, che si è organizzato sul web e sui social network e che ha scelto la Liguria e Torino come patrie elettive, affacciandosi alla ribalta della protesta in tempi brevissimi. C’è chi sospetta troppo brevi, per non aver già un’organizzazione alle spalle. E in alcune dichiarazioni su Facebook, il leader Danilo Calvani, nei giorni precedenti il via ai blocchi ( 6 dicembre), scrive sulla sua pagina: «Dopo qualche giorno di protesta si possono verificare mancanze di generi alimentari o altro, consigliamo quindi di provvedere in anticipo a tali inconvenienti».

Il Ministro dell’interno Angelino Alfano ha evocato i segnali che giungono dai servizi segreti sulle possibili infiltrazioni eversive nel movimento dei Forconi, inoltre le informazioni raccolte dagli 007 in questi giorni sono preoccupanti. Per gli inquirenti le manifestazioni di questi giorni sono solo una prova generale, una chiamata alle armi, una conta. Una protesta finora soft, la definiscono, lasciando intuire scenari molto più radicali dalle prossime settimane. Già dalla prossima, quando i Forconi potrebbero convergere su Roma. All’intelligence italiana preoccupa la saldatura a destra, e tutte le attenzioni sono mirate nell’occasione offerta a Casapound di misurare la sua forza in un’alleanza sul campo con i Forconi. Alleanza del tutto sbandierata dal movimento di estrema destra, che riporta sul suo sito: «Dà fastidio la nostra presenza attiva nella protesta dei Forconi», considerazione che giunge dopo altri tre punti di una pretesa “base di rivendicazioni comuni” illustrate dal vicepresidente di Casapound Italia Simone Di Stefano: elezioni subito con la legge proporzionale; congelamento del debito pubblico italiano in mano estera; un anno di stop alle pretese di Equitalia nei confronti delle imprese.

Il centro sociale Askatasuna di Torino lancia un appello: «Non vi chiediamo di aderire in toto alle modalità o alle parole d’ordine della protesta, ma di starci dentro e provare ad invertirne la rotta. Lasciare questa piazza in mano a fascisti e mafiosi può rivelarsi la mossa più controproducente». I segnali di possibili infiltrazioni dell’estrema destra nella protesta sociale erano già stati segnalati dai servizi nell’ultima relazione al Parlamento. «L’attivismo – segnalava il documento – delle principali formazioni della destra antagonista ha continuato ad incentrarsi prioritariamente su tematiche sociali (occupazione, emergenza abitativa, ambiente), nell’intento di accrescere ulteriormente la base militante». Anche il mezzo era stato individuato: «Nell’ambito delle strategie operative adottate dai gruppi più rappresentativi, si è confermata l’attenzione ai profili comunicativi, con particolare riguardo all’uso del web (social network, blog), funzionale anche a svecchiare l’immagine del movimento». Precisa anche la previsione sulla possibile evoluzione dei fatti: «È ipotizzabile un’intensificazione dell’impegno dell’area dell’estrema destra sul sociale». Insomma: sfruttare l’area del disagio per cavalcare i movimenti, anche quelli spontanei, per mettersene a capo. Nel frattempo, dicono i servizi, quell’area, e Casapound in particolare, è riuscita a organizzarsi e strutturarsi. Attendeva solo una fiammata per tentare la sfida della piazza.

APR news

Fonte Il secolo XIX

 

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Categorie:Politica

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