Rifugiati gay in fuga dall’Isis

refugee, Austria, Viaggio, Serbia, Ungheria, Ph © Andreja Restek

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La vita degli omosessuali nelle zone occupate dall’Isis è estremamente pericolosa: sono accusati di atti impuri e vengono uccisi in maniera atroce dai jihadisti.

Portati nelle piazze pubbliche vengono gettati dai tetti dei palazzi o lapidati, tutto questo davanti a numerosi cittadini costretti a guardare queste scene orribili.

Negli ultimi mesi la propaganda dell’Isis ha pubblicato sui social network numerosi filmati di queste esecuzioni barbare.

Uno dei metodi per attirare i ragazzi nelle loro trappole è combinare finti appuntamenti, per poi condannarli e ucciderli pubblicamente, salvo rari casi in cui le famiglie sono abbastanza ricche da pagare una sorta di riscatto per salvarli.

Alla stazione di Vienna incontriamo un gruppo di ragazzi iracheni con migliaia di chilometri alle spalle che attende di partire per la tappa successiva, l’Europa del Nord.

Due di loro si avvicinano: Omar, 22 anni, con i capelli tinti di rosso, giornalista che scriveva per un giornale d’arte, e Khaled, 24 anni, anche lui nel mondo dell’arte, entrambi con un leggero trucco sugli occhi impauriti.

Raccontano di venire dall’Iraq, ma di non essere sicuri sul dove andare.

Dopo una lunga chiacchierata, nonostante la paura, trovano il coraggio di chiedere aiuto. Sono una coppia costretta a fuggire dalle minacce dell’Isis, in quanto anche tra le mura domestiche le loro vite erano in pericolo. Accade infatti che le famiglie, per salvare l’onore e le vite degli altri famigliari, decidano di uccidere i propri figli che non si comportano secondo le regole stabilite.

Vedendo la bandiera arcobaleno sventolare tra gli stand dei volontari austriaci si emozionano – era la bandiera della pace – perché vedono una luce di speranza, qualcuno che possa dare loro indicazioni e consigli sicuri.

Quando finalmente trovano il coraggio di farsi accompagnare a chiedere informazioni, perché troppo spaventati dalle esperienze subite per andarci da soli, vogliono comunicare solo in inglese, anche se uno dei volontari parla arabo.

Allo stand incontrano Julia, una giovanissima volontaria che li conduce ad un punto informativo dove ricevono spiegazioni sulle procedure per la richiesta d’asilo e vengono messi in contatto con un avvocato.

In quel momento, Omar e Khaled si rendono conto di non essere più in pericolo di vita e di non essere soli.

Per loro è fondamentale capire quale paese in Europa possa garantirgli il diritto ad una vita sicura e serena. Sanno che è molto importante poter decidere consapevolmente dove andare, perché questa è la scelta da cui dipenderà tutta la loro vita futura.

Apr news

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Categorie:Esteri, Politica

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