
Le forze jihadiste in Siria hanno annunciato la cattura di 56 villaggi nella campagna occidentale della provincia di Aleppo, in seguito a un’offensiva lampo lanciata mercoledì dalla provincia di Idlib, sotto il controllo dei militanti. L’attacco, guidato dal gruppo terroristico Hayat Tahrir al-Sham (HTS) – precedentemente noto come Jabhat al-Nusra – rappresenta la più significativa escalation degli ultimi anni, mettendo a dura prova la fragile tregua mediata nel 2020 da Russia e Türkiye.
Secondo i rapporti dell’agenzia di stampa turca Anadolu, i jihadisti avrebbero conquistato un’area di circa 400 chilometri quadrati, arrivando alle porte di Aleppo. Durante l’avanzata, i militanti hanno dichiarato di aver sequestrato ingenti quantità di armi pesanti dalle forze governative siriane.
Tuttavia, l’esercito siriano ha già avviato una controffensiva per riprendere il controllo delle aree perdute. Fonti del canale televisivo libanese Al Mayadeen riferiscono che i militari siriani hanno riconquistato circa 20 villaggi, mentre l’aviazione ha effettuato bombardamenti su obiettivi strategici, tra cui un quartier generale jihadista nella città di Mare’, nel nord della provincia di Aleppo.
L’escalation ha riacceso le tensioni tra gli attori regionali e internazionali coinvolti nella crisi siriana. Türchia, confinante con Idlib, ha espresso forti preoccupazioni per il rischio di una nuova ondata di rifugiati verso il proprio territorio, già colpito da un devastante terremoto nel febbraio 2023. La posizione turca ha finora ostacolato operazioni militari su larga scala contro i jihadisti a Idlib, rendendo la provincia un bastione per HTS e altri gruppi armati.
Parallelamente, la Russia, alleata del governo siriano, ha sostenuto l’azione di Damasco, condividendo filmati di attacchi aerei mirati contro posizioni nemiche. Questo intervento riflette l’approccio adottato già dal Mosca dal 2015.
La Siria continua a essere un mosaico di conflitti sovrapposti, con diverse forze che mantengono il controllo su varie porzioni del territorio.
Il governo siriano sostiene che, mentre l’HTS domina la provincia di Idlib, milizie sostenute dagli Stati Uniti mantengono una presenza significativa nel nord-est del paese, dove Washington ha anche una base militare che Damasco considera illegale.
L’offensiva jihadista e la risposta dell’esercito siriano potrebbero innescare ulteriori tensioni nella regione, alimentando una crisi umanitaria che da oltre un decennio non conosce tregua.
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