
ph © Andreja Restek
Le autorità libiche hanno ordinato a dieci organizzazioni umanitarie internazionali, tra cui Medici Senza Frontiere e il Consiglio Norvegese per i Rifugiati, di sospendere le operazioni nel Paese. La decisione, annunciata dall’Agenzia per la Sicurezza Interna (ISA) è accompagnata da accuse di violazioni legali e riciclaggio di denaro da parte delle ONG, colpevoli — secondo l’ISA — di offrire aiuti umanitari ai migranti africani e di voler “alterare la demografia libica”.
Queste affermazioni riecheggiano la retorica anti-migranti già adottata dal presidente tunisino Saied nel 2023 e si avvicinano pericolosamente alla teoria del complotto suprematista nota come “Great Replacement”. Secondo osservatori internazionali, simili narrazioni contribuiscono a un clima sempre più ostile e pericoloso per i migranti subsahariani nel Nord Africa.
Il portavoce dell’ISA ha accusato le ONG di aver trasformato la Libia in un “paese di destinazione” per i migranti diretti in Europa, puntando il dito contro la loro attività umanitaria — tra cui distribuzione di cibo, medicine e alloggi. Tuttavia, diverse indagini hanno dimostrato che i migranti in Libia affrontano detenzioni arbitrarie, abusi e sfruttamento, spesso in centri controllati da milizie fuori dal controllo statale.
La Libia resta uno snodo centrale lungo la rotta del Mediterraneo centrale. Secondo i dati, nel 2023 oltre 71.000 persone hanno tentato la traversata. La gestione della migrazione è diventata una pedina geopolitica, con l’Unione Europea che ha investito milioni di euro per “esternalizzare” le proprie frontiere, delegando ai paesi di transito — spesso autoritari — la responsabilità del contenimento dei flussi migratori.
Tra questi, l’Italia ha assunto un ruolo chiave. Dal memorandum del 2017 con la Libia agli attuali fondi per il rimpatrio “volontario” dei migranti, Roma ha contribuito attivamente a rafforzare la posizione delle autorità libiche, nonostante le gravi denunce di violazioni dei diritti umani. Intanto, anche governi europei centristi stanno adottando una linea più dura sull’immigrazione, contribuendo a uno spostamento a destra nel panorama politico dell’UE.
Mentre le ONG negano ogni intento di reinsediare migranti in Libia, il loro lavoro resta cruciale per denunciare abusi e garantire assistenza minima in un contesto segnato da violenza e impunità. La loro espulsione potrebbe segnare un ulteriore passo verso la normalizzazione della repressione sotto la copertura della gestione migratoria.
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Andreja Restek
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