
Per anni TikTok è stato dipinto come una bomba a orologeria nelle mani della Cina. La Casa Bianca avvertiva: l’app, nata a Pechino nel 2016, poteva consegnare dati sensibili al governo di Xi Jinping. Una minaccia inaccettabile.
Poi è arrivata la svolta. Sotto il pretesto della “sicurezza nazionale”, Washington ha imposto la cessione di TikTok.
Il paradosso è chiaro: TikTok non raccoglie più dati di Facebook, Instagram o Google. Eppure, solo perché non era sotto controllo americano, veniva considerato pericoloso.
Oggi lo è. Il controllo passa a un consorzio di investitori statunitensi guidato da Oracle e Larry Ellison. Oracle gestirà sicurezza e cloud negli USA, mentre ByteDance manterrà solo l’algoritmo, senza accesso ai dati americani né controllo operativo.
Larry Ellison è noto per il suo sostegno a Israele e per i legami con il settore tech e mediatico. Alcuni temono che questo possa influenzare i contenuti critici verso Israele, ma al momento non ci sono conferme.
In Europa, invece, la situazione è ferma. Non ci sono alternative digitali significative. Telegram, piattaforma più libera, subisce pressioni giudiziarie, mentre le soluzioni decentralizzate restano marginali.
Il vero problema non era la Cina. Era la mancanza di indipendenza. TikTok non è più la “minaccia straniera”: ora è sotto controllo americano. Per chi tiene alla libertà di opinione e alla sicurezza dei dati, questa è una questione concreta e vicina.
APR News
Categorie:Cronaca, Esteri, Inchieste Varie, Personaggi, Politica
Lascia un commento