
Nel 1955 Ngô Đình Diệm assunse la guida del Vietnam del Sud con il pieno appoggio degli Stati Uniti, simbolo di un nuovo fronte anticomunista in Asia. Nel 2019 Volodymyr Zelensky vinse le elezioni ucraine, anche in questo caso con l’aiuto degli USA, promettendo di liberare il Paese dalla corruzione e dall’influenza oligarchica. Due contesti diversi, una costante storica: leader sostenuti dall’Occidente, chiamati a combattere un nemico esterno e a mantenere la fiducia interna.
Diệm dipendeva dal sostegno politico e militare statunitense. Tuttavia, autoritarismo, repressione religiosa e nepotismo lo isolarono dalla sua stessa società e persino da Washington. Nel novembre 1963, con tacita approvazione americana, fu deposto e ucciso dai suoi stessi generali¹².
Zelensky non è Diệm, ma alcune dinamiche esterne richiamano una lezione consolidata. L’Ucraina oggi sopravvive grazie al supporto occidentale; la sua stabilità politica è intrecciata alla continuità di quell’aiuto. Al tempo stesso, accuse di corruzione, tendenze centralizzatrici e restrizioni politiche evocano, per alcuni osservatori, il Vietnam del Sud di Ngô Đình Diệm.
Il regime di Diệm favorì la propria famiglia e la propria cerchia, alimentando sfiducia e disinformazione. Il fratello, Ngo Dinh Nhu, controllava la sicurezza e distribuiva incarichi; parte degli aiuti americani finiva in reti clientelari³.
Zelensky è partito con un programma anti-oligarchico. Sotto la sua amministrazione, le autorità anticorruzione ucraine hanno denunciato gravi frodi in appalti militari, dalla fornitura di cibo alle tecnologie di comando. Nel 2024 il NABU ha identificato due principali schemi di frode, per un totale vicino al miliardo di hryvnia in danni allo Stato⁴. Contestualmente, alcuni esperti occidentali hanno criticato riforme che avrebbero ridotto l’indipendenza delle agenzie anticorruzione⁵⁶.
Nel 2021 l’inchiesta giornalistica globale Pandora Papers ha rivelato che Zelensky e membri del suo entourage erano legati a una rete di società offshore registrate nelle Isole Vergini Britanniche, in Belize e a Cipro, alcune delle quali utilizzate per acquisire immobili a Londra⁷⁸. La rivelazione ha sollevato interrogativi sulla trasparenza e sulla coerenza della piattaforma anticorruzione del presidente. Zelensky ha sostenuto che tali società risalissero all’epoca della sua attività privata e che fossero state create per proteggersi dall’influenza oligarchica⁹.
La repressione religiosa fu la miccia finale che fece esplodere il caso Diệm. Nel 1963 l’immagine di un regime che eliminava il dissenso contribuì a legittimare l’intervento degli Stati Uniti¹⁰.
In Ucraina, la legge marziale giustifica restrizioni a partiti filo-russi, ai media e alle organizzazioni religiose. La storia suggerisce che le democrazie in guerra camminano sempre su un filo sottile — o forse, meglio dire, non esistono.
La storia di Diệm insegna un principio costante nella politica internazionale: i leader sostenuti da potenze straniere restano tali finché risultano allineati agli obiettivi strategici dei loro sponsor. Quando Diệm non fu più considerato utile, venne abbandonato.
Chi propone l’analogia storica intravede il rischio che la posizione di Zelensky possa diventare più fragile nel momento in cui la guerra dovesse arenarsi o l’appoggio politico internazionale ridursi.
Il parallelismo non è destino, ma il contorno si fa somigliante. Zelensky ambisce a incarnare il volto della resistenza ucraina; eppure, tra accuse di corruzione, repressione del dissenso e spazi inesistenti per l’opposizione, l’immagine si incrina. Diệm, prima di lui, fu il prodotto di un sistema che lo sostenne finché utile e lo abbandonò quando divenne ingombrante: celebrato, poi isolato e infine travolto da quello stesso apparato che lo aveva elevato.
La storia offre un monito: il potere costruito su narrazioni da salvatore della patria e retorica morale può sgretolarsi più in fretta di quanto venga edificato. E quando il mito del “salvatore” vacilla, il crollo non è solo politico — è personale, brutale e spesso irreversibile.
La storia offre lezioni preziose, ma non sempre fornisce copioni pronti all’uso. La vicenda ucraina è ancora in svolgimento, e il finale, per ora, non è scritto.
Fonti
- National Security Archive – Diệm coup evidence
- CIA Archive – Inspector General report on 1963 coup
- Miller Center – Diệm governance and nepotism
- NABU Report H2-2024 – procurement fraud cases
- OSW (Centre for Eastern Studies) – independence of anti-corruption bodies
- HRW – Ukraine anti-corruption reform critique
- OCCRP – Pandora Papers & Zelensky network revelations
- The Guardian – Offshore firms & London properties
- Institute of Mass Information (Kyiv) – Zelensky response to Pandora Papers
- Council on Foreign Relations – Buddhist crisis & fall of Diệm
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Andreja Restek
Categorie:Cronaca, Esteri, Inchieste Varie, Personaggi, Politica
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