Siria: centinaia di combattenti dello Stato islamico sarebbero fuggiti dalle prigioni

web

Nel nord-est della Siria sono detenuti oltre 9.500 combattenti dello Stato islamico (ISIS) in più di venti strutture controllate dalle Forze Democratiche Siriane (SDF), milizia a guida curda. A questi si aggiungono circa 42.000 familiari — in gran parte donne e bambini — ospitati soprattutto nei campi di al-Hol e al-Roj. Tra loro si stima vi siano circa 9.000 stranieri.

Nel fine settimana sono ripresi violenti scontri tra le Forze Democratiche Siriane e l’esercito del governo di Damasco. Le SDF hanno riferito che i combattimenti continuano nelle aree attorno a Raqqa e hanno avvertito che l’escalation rappresenta uno sviluppo “estremamente pericoloso”, con il rischio di gravi conseguenze per la sicurezza e di un ritorno all’instabilità e al terrorismo.

Le due parti si accusano reciprocamente di aver violato il cessate il fuoco raggiunto a marzo. Il governo siriano sostiene che le SDF abbiano permesso la fuga di alcuni detenuti. Le Forze Democratiche Siriane, invece, accusano l’esercito governativo di aver favorito la liberazione di numerosi combattenti dello Stato islamico.

Secondo il sito curdo Rudaw, oltre 1.500 miliziani dell’ISIS sarebbero riusciti a fuggire. Nel frattempo, l’offensiva delle forze governative siriane contro le posizioni curde avrebbe portato alla conquista di diverse infrastrutture strategiche, tra cui due dighe idroelettriche sul fiume Eufrate.

Le tensioni si riflettono anche oltreconfine. In Iraq, alcuni manifestanti hanno scalato il muro del nuovo consolato degli Stati Uniti a Erbil per chiedere una presa di posizione ufficiale di Washington sugli attacchi del governo siriano contro le forze curde.

Da anni, esperti di terrorismo avvertono che le prigioni e i campi di detenzione del nord-est della Siria rappresentano una seria minaccia. I combattenti detenuti sono considerati una risorsa fondamentale per una possibile ricostituzione dello Stato islamico. Particolare preoccupazione riguarda anche i bambini cresciuti nei campi di al-Hol e al-Roj: molti sono stati esposti a lungo all’indottrinamento jihadista e vengono spesso definiti “i cuccioli dell’ISIS”, potenziali eredi dell’organizzazione.

La comunità internazionale ha compiuto finora pochi progressi concreti nella gestione di questa situazione. Molti Paesi occidentali, temendo reazioni negative dell’opinione pubblica, hanno evitato il rimpatrio dei propri cittadini legati all’ISIS, privilegiando il consenso politico a breve termine rispetto alla sicurezza e alla stabilità nel lungo periodo.

Negli anni, lo Stato islamico ha più volte minacciato di liberare i propri prigionieri attraverso una campagna denominata “Rompere i muri”. Un’anticipazione di questa strategia si era già verificata nel gennaio 2022, con un’evasione da una prigione nella provincia di Hasakah, che aveva messo in luce la fragilità del sistema di detenzione.

Gli scontri dell’ultima settimana avvengono in un momento in cui l’ISIS ha intensificato le proprie attività, aumentando capacità operative e frequenza degli attacchi. Nei forum e nei canali online vicini allo Stato islamico si registrano sia indignazione per presunti abusi contro donne e bambini nei campi, sia entusiasmo per il possibile collasso delle strutture di detenzione. Alcuni utenti invitano a sostenere i fuggitivi e a combattere contro le SDF e il governo siriano per liberare altri prigionieri.

Allo stesso tempo, alcuni account social attribuiti a donne affiliate all’ISIS nel campo di al-Hol hanno diffuso video che negano qualsiasi fuga, definendo queste notizie propaganda curda. 

Come spesso accade nelle fasi iniziali di crisi di questo tipo, informazioni contrastanti e disinformazione si diffondono rapidamente, mentre le diverse parti cercano di imporre la propria versione dei fatti.

Apr news 



Categorie:Cronaca, Esteri, Inchieste Varie, Personaggi, Politica, Terrorismo Gruppi

Tag:, , , , , , , , ,

Lascia un commento