USA: assolti tutti i torturatori di Guantanamo

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L’Attorney General Eric Holder ha detto che non ci sono abbastanza prove per sostenere imputazioni oltre “ogni ragionevole dubbio”

ASSOLTI PRIMA DEL PROCESSO – Una formula che si usa di solito a processo finito, non alla fine delle indagini, che hanno lo scopo di verificare se ci sono elementi che dimostrino la probabile commissione di reati, non certo quello di processare e condannare o assolvere gli imputati, ma è solo un dettaglio a margine di una decisione chiaramente politica che l’amministrazione americana deve giustificare in qualche modo.
L’indagine ha preso in esame la morte di due prigionieri in Afghanistan e Iraq e altri 101 casi, dei quali non si sa nulla se non il numero complessivo. L’indagine era iniziata per scoprire come mai i video degli interrogatori da parte della CIA erano stati distrutti e poi si è trasformata in un’inchiesta sulle torture.
Uno dei due protagonisti di queste era Gul Rahman morto nel novembre del 2002 in una prigione della CIA in Afghanistan, conosciuta come “il pozzo salato” dopo essere stato ammanettato a un muro di cemento. Manadel al-Jamadi invece è morto nella prigione irachena di Abu Ghraib nel 2003. L’autopsia condotta dallo stesso esercito americano ha definito come omicidio la sua morte, dopo essere stato picchiato da alcuni Navy Seals secondo alcuni rapporti o dopo essere stato appeso incatenato con un sacchetto in testa.
Un omicidio per il quale le autorità hanno deciso di non processare nessuno, nemmeno l’ufficiale che aveva la responsabilità della sua detenzione o suoi superiori. Un omicidio che fa parte dell’infame storia del carcere di Abu Ghraib, nel quale sono stati commessi crimini contro l’umanità dimostrati al di là di ogni ragionevole dubbio dalle immagini scattate dagli stesi soldati americani e poi viste da tutto il mondo. Ma secondo il governo americano non ci sono prove sufficienti per incriminare nessuno, nemmeno negli altri 101 casi, nemmeno tra le storie note e documentata di Guantanamo, nulla di nulla.

Il direttore dell’American Civil Liberties Union (ACLU) Jameel Jaffer ha reagito alla notizia dicendo: “Che il Dipartimento della Giustizia (Doj) non ritenga alcuno responsabile per l’uccisione di prigionieri in custodia alla CIA non è meno di uno scandalo. Il Dipartimento di Giustizia ha rifiutato di mettere sotto accusa gli ufficiali che hanno autorizzato le torture, gli avvocati che hanno cercato di legittimarle e i militari che le hanno praticate. Ha chiuso ogni possibilità di ritenere quegli ufficiali responsabili civilmente e penalmente. L’impunità continua minaccia di minare la proibizione universalemnte riconosciuta di ricorrere alla tortura e ad altri trattamenti illegali e lancia un messaggio pericoloso gli ufficiali governativi, dicendo loro che non ci saranno conseguenze se usano la tortura e altre crudeltà. La decisione odierna di rinunciare all’incriminazione individuale di quanti hanno torturato i prigionieri a morte è un’ulteriore aggravemtno di una situazione già vergognosa”.Continuing impunity threatensarges against individuals who tortured prisoners to death is yet another entry in what is already a shameful record.

Di tutt’altro parere il il capo della CIA David Petraeus, che ha ringraziato il suo staff per aver collaborato all’investigazione: ” Come ufficiali dell’intelligence la nostra tendenza è, oviamente, di guardare aventi alle sfide del futuro piuttosto che indietro nel nostro passato. Tuttavia è stato molto importante l’aver supportato il Dipartimento di Giustizia nel suo sforzo”. Tuttavia, qualificandosi come crimini di guerra e contro l’umanità, molti degli atti che sono finiti sotto gli occhi dell’opinione pubblica mondiale, potrebbero essere perseguiti da altri paesi o istanze giudiziarie sovranazionali, che proprio dall’assenza di processi negli Stati Uniti sarebbero legittimate ad esercitare un’azione sussidiaria nei confronti della corti americane che non sono intervenute.

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Categorie:Esteri, Politica

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