Corea del Nord: Ambasciate in allerta

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Sale ancora la tensione nella penisola nord-coreana, con il regime di Pyongyang che ha chiesto al personale diplomatico delle varie ambasciate di valutare se lasciare il Paese. Lo ha reso noto il ministro degli esteri russo, Sergei Lavrov. Un portavoce dell’ambasciata russa in Corea del Nord ha dichiarato che l’eventuale evacuazione era stata consigliata da un funzionario del ministero degli esteri di Pyongyang “in relazione al peggioramento della situazione nella penisola coreana”. Il portavoce della sede diplomatica russa ha poi assicurato che “ora la situazione a Pyongyang è assolutamente tranquilla”. Diverse le reazioni dei Paesi occidentali all’annuncio: Berlino ha convocato l’ambasciatore nord-coreano per protestare formalmente per l’escalation della tensione. Anche il Regno Unito ha dichiarato di avere ricevuto dalle autorità nord-coreane la sollecitazione all’evacuazione del personale diplomatico. La mossa di Pyongyang viene ritenuta in linea con “l’incessante retorica secondo cui gli Stati Uniti rappresentano una minaccia” secondo quanto riportato in un comunicato del Foreign Office. La notizia della possibile evacuazione dei diplomatici stranieri arriva a poche ore dalla conferma, arrivata dall’agenzia di stampa sud-corena Yonhap tramite fonti governative di Seul, che la Corea del Nord ha trasportato due missili a gittata intermedia sulla costa est del Paese e li ha posizionati sulla rampa di lancio. Fino a questo momento, la Corea del Nord non amai realizzato test con questo tipo di missile. Il Musudan (o Taepodong-X) era comparso per la prima volta a una parata militare di Pyongyang nell’ottobre del 2010 e dovrebbe coprire in linea teorica un raggio di tre-quattromila chilometri, minacciando quindi obiettivi sensibili giapponesi e sud-coreani e la base militare statunitense nell’isola di Guam, avamposto militare americano nel Pacifico. Anche se non ci sono segnali che la Corea del Nord abbia sviluppato la tecnologia necessaria alla miniaturizzazione delle testate nucleari, gli Usa hanno inviato sull’isola le batterie anti-missilistiche THAAD (Terminal High Altitude Area Defense) capaci di intercettare e distruggere missili a corto e medio raggio sia dentro che fuori dall’atmosfera terrestre. Gli Stati Uniti hanno dichiarato di stare prendendo “tutte le precauzioni necessarie” e hanno dichiarato di ritenere “ovviamente preoccupanti” le minacce provenienti da Pyongyang.

Sul piano non militare, invece, continua l’attacco informatico di Anonymous al popolare sito nord-coreano uriminzokkiri.com (letteralmente: “il nostro popolo coreano, insieme”). Secondo quanto rivelato dal sito web nknews.org, sarebbero almeno duemila gli utenti del sito di nazionalità sud-coreana che sarebbero quindi a rischio di essere puniti per attività anti-sudcoreane se trovati colpevoli di attività sovversive. L’elenco degli utenti è stato pubblicato on line dal gruppo Anonymous Korea. Uriminzokkiri, basato in Cina, produce materiale di propaganda anti-sudcoreana per un pubblico prevalentemente sud-coreano. Secondo quanto riportato dalla Yonhap, gli inquirenti stanno valutando se i nominativi corrispondenti agli indirizzi e-mail abbiano “condotto attività sovversive, prima di decidere una qualsiasi azione legale”. Il 2 aprile scorso Anonymous aveva dichiarato di avere violato 15mila password del sito e aveva lasciato un messaggio on line diretto al regime di Pyongyang in cui, tra le altre dichiarazioni, chiedeva le dimissioni immediate del leader Kim Jong-un.

La tensione nella penisola coreana ha subito un’escalation nel corso di questa settimana, fino alla mattinata di ieri, ora di Pyongyang, quando i vertici nord-coreani avevano comunicato alla Casa Bianca e al Pentagono di avere dato il via libera definitivo all’attacco nucleare agli Stati Uniti. Il 2 aprile scorso i vertici del Paese avevano annunciato la riapertura dell’impianto nucleare di Yongbyon, chiuso nel 2007, dopo i colloqui a sei sulla denuclearizzazione della Corea del Nord. Il 3 era stato bloccato l’accesso al polo industriale intercoreano di Kaesong, pochi chilometri oltre il confine con il Nord, dove si trovano 123 aziende sud-coreane che danno lavoro a 53mila persone del Nord. Attualmente all’interno del centro si troverebbero ancora 606 cittadini del Sud che non hanno lasciato il posto. “Quando la situazione lo richiederà -ha dichiarato oggi il ministro della Riunificazione sud-coreano Ryoo Kihl-jae- il ritiro sarà ultimato per garantire la sicurezza dei lavoratori del complesso”, precisando poi che al momento la situazione non è di gravità tale da richiederlo.

APR news

F agichina24

 

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Categorie:Cronaca, Politica

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