Business delle Armi

Siria, armi, guerra, Ph © Andreja Restek / APR NEWS;

Ogni anno nel mondo vengono vendute milioni di armi, il giro d’affari è di oltre 1750 miliardi di dollari all’anno.

I due uomini incontrati in Turchia avevano compiti ben divisi, il primo è esperto nella vendita di organi, nella tratta di esseri umani e nello sfruttamento della prostituzione. Il secondo con la sua lunga carriera militare è un grande esperto di armi.

Come ogni commercio anche questo è ramificato e diviso, spiega il mio interlocutore.

In alcuni casi si tratta di affari non molto grandi dove vengono rubate piccole quantità di armi che successivamente sono vendute ad acquirenti privati.

I “prodotti” vengono rubati dai camion che trasportano la merce quando sono in sosta oppure durante l’attraversamento della frontiera o durante i controlli doganali, sovente lungo la frontiera tra Siria e Turchia.”

Loro lo chiamano il business dentro il business, in cui le parti hanno piccoli o grossi guadagni a seconda di ciò che viene rubato.

Gli affari più interessanti, però, sono quelli che si fanno con l’esercito e con gli alti ranghi dei

comandi militari.

Di frequente si fanno accordi dove una parte delle armi acquistate dallo stato vengono vendute illegalmente dai generali dell’esercito alle organizzazioni criminali, che dopo rivendono il prodotto sul mercato ai diversi richiedenti. Questa parte è, come dice il mio interlocutore, più remunerativa, perché si vende di tutto, dai missili ai fucili di ogni tipo ai carri armati, proiettili, elicotteri ed altro.

Queste armi arrivano dalla Russia, Georgia, Iraq, Ucraina dalla Nato.

I grandi capi” come chiama il nostro interlocutore le persone che trattano direttamente con i gruppi terroristici, rivendono queste armi direttamente all’autoproclamato Stato Islamico e ad altri gruppi attualmente coinvolti nella guerra in Siria.

Dall’inizio della guerra i prezzi di acquisto sono saliti in modo vertiginoso”, si lamenta.

Per esempio il prezzo di un Kalashnikov oscilla tra 200 – 300 dollari, dipende dalle quantità acquistate e dallo stato di usura.

Tutte le transazioni si effettuano esclusivamente in dollari, ma gli uomini del Califfato a volte preferiscono pagare in oro.

Un proiettile attualmente si paga 1 dollaro, i missili anticarro arrivano a costare anche 22.000 dollari ma tutto questo dipende dal tipo di proiettili e dal tipo di missili.

Mi spiega che nel costo totale, oltre i 22.000 dollari che si spendono per un missile, bisogna calcolare il prezzo del carro armato che viene distrutto che ha un costo di circa 1 milione di dollari.

Molti finanziamenti per le armi arrivano dal Qatar e soprattutto dall’Arabia Saudita, ma i missili anticarro MANPADS li abbiamo ricevuti dagli americani” , dice con un tono di orgoglio.

Alla domanda sul traffico di sostanze radioattive, mi risponde che non ha molte informazioni e che lui non tratta questo prodotto.

Dopo questa mia domanda si è “ricordato” di un impegno urgente e mi ha salutato.

Certo le informazioni ricevute non sono molte ma fanno si che si possa avere un’idea del grande business dietro le guerre.

Molte persone sono coinvolte in diversi traffici legati alla guerra e non c’è da stupirsi che nessuno voglia fermare tutto questo dato l’enorme giro d’affari.

Sicuramente chi ha più strumenti a disposizione sta indagando in modo più approfondito su questi traffici orribili, anche se qualche volta si ha la sensazione che queste persone si sentano estremamente sicure e intoccabili, ma credo che il dovere sia di raccontare fedelmente i fatti e le notizie ricevute per informare l’opinione pubblica.
Apr news

Andreja Restek

FINE

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Categorie:Cronaca, Esteri, Inchieste Varie, Personaggi, Politica

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