Petrolio, potere e ipocrisia: l’Europa volta le spalle al clima mentre sostiene le trivellazioni in Alaska

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L’amministrazione Trump ha approvato i piani per consentire le trivellazioni di petrolio e gas in una riserva naturale dell’Alaska, un’area incontaminata considerata uno dei più importanti gioielli ambientali degli Stati Uniti e abitata da popolazioni indigene.

Questa decisione causerà gravi danni all’ambiente. La costruzione di infrastrutture come strade e oleodotti distruggerà habitat naturali e metterà in pericolo molte specie animali, tra cui caribù, orsi polari e uccelli migratori. Inoltre, eventuali sversamenti di petrolio potrebbero contaminare fiumi e terreni, alterando gli ecosistemi e compromettendo le risorse naturali da cui dipendono le comunità indigene locali. Infine, l’aumento delle emissioni di gas serra dovuto all’estrazione e al trasporto del petrolio contribuirà ad aggravare il cambiamento climatico a livello globale.

Anche l’Europa ha una parte di responsabilità in questa situazione. Nonostante le dichiarazioni a favore della transizione ecologica, insiste sull’acquisto del petrolio proveniente dagli Stati Uniti, alimentando così la domanda che giustifica nuove trivellazioni in aree fragili come quelle dell’Alaska. Questa scelta mette in evidenza una contraddizione tra le promesse di riduzione delle emissioni e la realtà delle politiche energetiche europee, che spesso privilegiano gli interessi economici a breve termine rispetto alla tutela dell’ambiente e alla coerenza con gli obiettivi climatici internazionali.

Una vera e propria ipocrisia europea.

Apr news 

Andreja Restek 



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