Gli USA: dietro la retorica della democrazia si nasconde il culto del denaro e il crollo del diritto internazionale

Dietro le parole solenni di “democrazia”, “sicurezza” e “valori condivisi”, la politica estera degli Stati Uniti continua a mostrare un volto ben diverso: quello della forza, dell’interesse economico e della negazione sistematica della sovranità altrui. La National Security Strategy of the United States of America – November 2025 non rappresenta una rottura con il passato, ma piuttosto una sua conferma esplicita come l’attacco al Venezuela. 

Nel documento strategico, l’amministrazione Trump rivendica senza ambiguità il diritto di “reassert and enforce the Monroe Doctrine” attraverso quello che viene definito un Trump Corollary, cioè la riaffermazione della preminenza statunitense nell’intero emisfero occidentale. In altre parole, l’America Latina viene nuovamente trattata come una zona di influenza esclusiva, uno spazio da controllare politicamente, economicamente e militarmente, una scelta che non rispetta il diritto internazionale a partire dalla sovranità degli Stati e dal divieto di ingerenza negli affari interni.

La strategia è chiara: impedire a potenze “non emisferiche”, in primis la Cina, di possedere o controllare infrastrutture strategiche, risorse naturali e nodi flogistici fondamentali. Porti, reti energetiche, miniere di minerali critici e terre rare diventano così obiettivi geopolitici da sottrarre con pressioni diplomatiche, ricatti economici o interferenze politiche  . Non è cooperazione internazionale: è coercizione.

Il documento pubblicato dalla National Security Strategy ammette apertamente l’uso della leva finanziaria, commerciale e tecnologica per “indurre” i Paesi latinoamericani a scegliere Washington come “partner di prima scelta”, scoraggiando qualsiasi collaborazione alternativa. In questo quadro, la libertà di decisione degli Stati viene subordinata agli interessi di Wall Street, delle grandi corporation e del complesso militare-industriale statunitense. Il diritto internazionale economico, fondato sul principio di pari sovranità, viene svuotato di significato.

Ancora più inquietante è la normalizzazione dell’interferenza politica. La strategia parla esplicitamente di “reward and encourage” governi, partiti e movimenti allineati agli interessi statunitensi nel continente. Tradotto: sostenere regimi amici, ostacolare quelli indipendenti, condizionare elezioni e processi democratici. È una prassi storica, ma oggi viene rivendicata senza più nemmeno la necessità di mascherarla dietro nobili intenzioni.

In questo quadro, attacchi, sanzioni unilaterali, minacce militari e tentativi di cambio di regime contro Paesi come Venezuela, Nicaragua e Cuba non sembrano episodi isolati, ma parte di una strategia coerente di dominio.

Una dottrina che proclama il rispetto della sovranità solo quando coincide con gli interessi statunitensi, e che la calpesta quando diventa un ostacolo.

La retorica sulla democrazia risulta quindi profondamente ipocrita. Come può esistere una reale autodeterminazione quando un Paese viene minacciato se stringe accordi economici con un attore “sbagliato”? Come può dirsi libero un processo elettorale sotto la costante pressione di sanzioni, ricatti finanziari o destabilizzazioni esterne? La National Security Strategy parla di “Sovereignty and Respect”, ma solo in riferimento alla sovranità statunitense, non a quella degli altri  .

Il dio non dichiarato di questa politica è il denaro, il controllo delle risorse, dei mercati e delle catene di approvvigionamento globali. La democrazia diventa uno slogan, una parola vuota da esibire mentre si impongono scelte, si rovesciano governi e si ridisegnano equilibri regionali con la forza.

Finché questa logica continuerà a dominare le relazioni internazionali, il diritto internazionale resterà subordinato alla legge del più forte. E finché la democrazia verrà usata come copertura ideologica per l’egemonia economica e militare, essa non sarà uno strumento di liberazione, ma un’arma retorica al servizio del potere.

E l’Europa in tutto questo che posizione prenderà? 

Fonte 

National Security Strategy

of the United States of America

November 2005 

Apr news 

Andreja Restek 



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