Palantir cresce con la guerra: dati, sorveglianza e concentrazione di potere

Ricavi in aumento dell’85% e previsioni al rialzo, con risultati sopra le aspettative di mercato.

Palantir Technologies ha registrato una crescita impressionante nel primo trimestre, con ricavi in aumento dell’85% fino a 1,63 miliardi di dollari. Numeri che hanno superato le aspettative di Wall Street, spingendo l’azienda ad alzare le previsioni per il 2026. Ma dietro questa espansione si delinea con sempre maggiore chiarezza una realtà meno celebrativa: il successo di Palantir è profondamente intrecciato con l’economia della guerra e della sorveglianza.

Il cuore della crescita è negli Stati Uniti, dove i ricavi sono aumentati del 104%. Non si tratta solo di una crescita commerciale: è soprattutto il settore governativo — difesa, intelligence, sicurezza — a consolidare il ruolo dell’azienda come infrastruttura tecnologica delle operazioni militari occidentali.

Il CEO Alex Karp non cerca di attenuare questo aspetto, anzi lo rivendica apertamente. Nella lettera agli azionisti afferma che “non è esagerato” dire che gran parte dei sistemi di intelligenza artificiale che producono valore, soprattutto in ambito bellico, si basa su Palantir. Una dichiarazione che suona meno come un’analisi e più come una rivendicazione di centralità nella trasformazione della guerra in un processo guidato dal software.

I prodotti dell’azienda, come Gotham e MOSAIC, non sono semplici strumenti di analisi: sono piattaforme che aggregano dati da sorveglianza, intelligence e fonti digitali per individuare bersagli. In pratica, contribuiscono a trasformare enormi quantità di informazioni in decisioni operative, inclusa la selezione di obiettivi militari. Anche se viene ribadito che l’ultima parola spetta agli esseri umani, il peso degli algoritmi in queste decisioni è ormai difficilmente ignorabile.

Il nome stesso dell’azienda — tratto da Il Signore degli Anelli di J. R. R. Tolkien — richiama strumenti di visione totale usati dal potere per controllare il mondo. Una metafora che oggi appare meno letteraria e sempre più concreta.

Nel frattempo, la diffusione globale delle tecnologie di Palantir — dal Regno Unito a Israele, fino all’Ucraina — contribuisce a normalizzare un modello in cui aziende private forniscono l’infrastruttura digitale per operazioni militari. Un passaggio che ridefinisce il confine tra settore pubblico e interessi industriali, senza un dibattito pubblico proporzionato alla posta in gioco.

Le polemiche recenti lo dimostrano. Il manifesto ispirato al libro di Karp, The Technological Republic, sostiene che la Silicon Valley abbia il dovere di partecipare attivamente alla difesa nazionale e che le armi basate sull’intelligenza artificiale siano inevitabili. Non è una semplice posizione teorica: è una visione politica e industriale che legittima l’integrazione tra tecnologia e conflitto armato.

Non sorprende che i critici parlino di “tecnofascismo”. Al di là delle etichette, resta una questione concreta: mentre aziende come Palantir crescono rapidamente grazie alla domanda militare, il dibattito su limiti, responsabilità e controllo democratico resta indietro.

In questo senso, i risultati finanziari di Palantir non raccontano solo una storia di successo economico. Raccontano anche qualcosa di più inquietante: l’accelerazione di un modello in cui la guerra diventa sempre più automatizzata, opaca e dipendente da infrastrutture tecnologiche private.

Apr news

Andreja Restek 



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