Siria: Aleppo, il mercato risorto che protegge i più fragili

ph © Andreja Restek Syria Aleppo

Alle spalle del cavalcavia che prima d’essere bombardato portava all’autostrada per Damasco c’è un mercato che nasconde e protegge una mensa per i poveri dove la folla ti inghiotte. La gente che sale e scende tra i banchi, dove si incagliano le auto che tentano di farsi strada a colpi di clacson, fa quasi compagnia a chi passa due o tre ore nel tardo pomeriggio ad aspettare la distribuzione del pasto. La guerra qui si sente e le armi si vedono ma sono discrete, presenti quanto basta a non farla dimenticare. L’altra faccia della battaglia quotidiana di Aleppo è tirata come quella di chi scommette ogni giorno di vendere più spezie, verdure, frutta e vestiti rispetto al giorno prima. Sull’asfalto, davanti ad un negozio o ad una rimessa per motociclette, su uno sgabello di assicelle. Questa parte della città protetta dal Fsa, vive e comincia a scrostarsi la miseria di dosso, confina pericolosamente e in modo disordinato con l’area dei governativi. L’economia di bottega è ripresa e va mostrata. Esattamente come in cinque minuti di automobile ci si può spostare dall’ultimo fronte aperto tra le case distrutte ad una via che illude d’essere quella di un quartiere arabo della Turchia meridionale e non risorto nell’Aleppo messa in ginocchio dalla battaglia, qui si può trovare molto di tutto, anche la disperazione fiera che non batte ciglio. Il mercato è un dedalo e difende i più fragili confondendoli dentro di sé, non li emargina in un vicolo sporco e lontano. Per questo c’è sempre ressa attorno al serpente di vesti nere che segue la strada principale del mercato, costeggia un incrocio, segue il piccolo vicolo e sale le scale verso l’ufficio dove si consegnano tessere lise marroncino chiaro. Alla distribuzione del pane prima accedono le donne, nascoste fino allo sguardo, fugace e concesso nel migliore dei casi da due fessure nella veste che s’illumina quando sono accasciate al buio delle scale. Gli uomini fanno un’altra fila, dall’altra parte della strada. Mogli, madri e sorelle hanno la precedenza per salire, come nella maggior parte degli uffici pubblici, alcune mandano avanti le bambine vivaci e con il documento stretto e mostrato con orgoglio tra dita della mano destra. Bisogna fermarsi a guardare con attenzione i volti di più piccoli, perché è difficile trovarne uno che non abbia una piccola ferita, una cicatrice, una durezza negli occhi che non si scioglie nemmeno quando posano davanti alle macchine fotografiche per ammirarsi nella propria immagine.

Enrico Romanetto

Andreja Restek

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Categorie:Cronaca, Esteri, Personaggi, Politica

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