Oltre 150 schiave sessuali dell’Isis si sono suicidate

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Almeno 150 donne e ragazze yazide si sono uccise dopo essere state costrette a diventare schiave sessuali dei terroristi dell’autoproclamato stato islamico, lo racconta una donna che lavora con alcuni dei sopravvissuti che sono riusciti a fuggire.

Dai racconti di centinaia di donne yazide emerge la brutalità inaudita dei militanti dello stato islamico.
Spesso, dopo che i loro parenti maschi sono stati uccisi nei modi più brutali, loro diventano delle schiave sessuali.
Irifan Mahdi, che sta cercando di aiutare le donne a riabilitarsi, ha parlato degli orrori in un’intervista al sito in lingua araba della testata giornalistica Sputnik.

Apprendiamo la storia di Jilan Barjess-Naif, 17 anni, una bella ragazza dagli occhi verdi con i capelli biondi, che si tagliò i polsi in un bagno pubblico vicino a Mosul, nel nord dell’Iraq, attualmente sotto il controllo dello Stato islamico.
Lei fu separata dalle ragazze meno attraenti e scelta per un trattamento “speciale”, prima di essere messa in vendita in un mercato del sesso.
Dopo il suo suicidio, i membri dello Stato islamico hanno gettato il suo corpo nel cassonetto della spazzatura più vicino.

La sorella di Jilan, Jihan, si suicidò pochi giorni dopo essere stata catturata e trasferita, insieme ad altre ragazze, a Al-Raqqa, capoluogo dello Stato Islamico, per poi essere venduta ad un mercato degli schiavi.

La loro madre incinta, anch’essa catturata, ha dato alla luce un bambino in una grotta. E’ stata liberata da poco ed è tornata a casa “impazzita” dopo il suicidio delle figlie.

Come se tutto questo non fosse abbastanza, l’Isis ha arrestato sei fratelli di Jilan e Jihan, il loro padre e altri 20 membri della famiglia. La sorte di alcuni è ancora sconosciuta.

Il destino della famiglia Barjess-Naif da Qar-Aziz nella regione Sinjar dell’Iraq è solo una di tante, secondo Mahdi.

Mahdi dice di essere venuta a conoscenza di 150 donne yazide che si sono suicidate e ritiene che la cifra reale sia notevolmente superiore.

“Hanno preferito morire che vivere in schiavitù sessuale brutale e violenta da parte dei membri dell’organizzazione,” ha detto.

“I corpi di alcune ragazze che hanno commesso suicidio sono stati gettati ai cani”, ha detto un’infermiera che lavora in uno dei campi per i rifugiati.

Anche altre testimonianze riportano che i corpi delle ragazze che compiono i suicidi sono gettati nella spazzatura oppure servititi come pasti per i cani.

La maggior parte delle ragazze si tagliano i polsi o utilizzano i hijab, che sono costrette a indossare, per impiccarsi. Alcune si gettano dai veicoli utilizzati per il loro trasporto.

Il racconto straziante di una ragazza violentata ripetutamente, mandata a un mercato degli schiavi, e che poi si suicidò è, purtroppo, solo la punta di un iceberg fatto di orrore.

Apr news
F .clarion, phweb

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Categorie:Cronaca, Esteri, Terrorismo Gruppi

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