Crisi umanitaria Rohingya: il ruolo di Al Qaeda

Stato-Rakhine-Myanmar

Quello che sta accadendo in Birmania (o Myanmar) è un crimine contro un popolo vulnerabile ed una vittoria propagandistica per Al-Qaeda.

Il governo birmano chiama la sua ultima campagna contro la minoranza musulmana Rohingya un’azione di sicurezza in risposta ai diversi attacchi di fine agosto.

Le Nazioni Unite hanno etichettato le azioni del governo come una campagna di persecuzione contro la minoranza musulmana. Si stima che 400.000 Rohingya – un termine che il governo birmano non riconosce – siano fuggiti dal paese nelle ultime sei settimane. 

I Rohingya sono un gruppo con radici linguistiche ed etniche nel Bangladesh e le tensioni sono concentrate nello Stato di Rakhine sulla costa occidentale della Birmania.

Per il governo birmano i Rohingya sono rifugiati e per anni ci sono stati periodici scontri tra i Rohingya e la maggioranza buddista di Rahkine. Il conflitto è accelerato nelle ultime settimane, con accuse di pulizia etnica sostenute da immagini satellitari di villaggi bruciati.

La spirale dell’instabilità è nota e tragica: una minoranza perseguitata crea tensione con la maggioranza della popolazione, che può provocare attacchi molto grandi innescando così il “terrorismo”, e successivamente lo spostamento geografico della minoranza stessa.

Un esempio di come la situazione può facilmente peggiorare e trasformarsi in un problema più grande è giunto in una dichiarazione del 12 settembre di al-Qaeda. Il gruppo terroristico ha chiesto a tutti i musulmani di andare in difesa dei Rohingya; una chiamata alla jihad simile a quella della guerra afghana, con l’allora Unione Sovietica che decretava in questo modo la fondazione di al-Qaeda.

Adesso, tre decenni dopo, Al-Qaeda chiede lo stesso in Birmania, invitando tutti i fratelli mujaheddin del Bangladesh, dell’India, del Pakistan e delle Filippine a partire per la Birmania per assicurare i loro diritti [dei Rohingya] che saranno ristabiliti solo con la forza.

Con la sua dichiarazione, Al-Qaeda sta tentando di entrare nel vuoto diplomatico e nella crisi umanitaria in corso, per presentarsi come un vero difensore dei musulmani perseguitati. Anche se non è chiaro quanti risponderanno alla chiamata di Al-Qaeda per una risposta militare, il gruppo terroristico chiede anche un aiuto umanitario per i Rohingya, e si sta posizionando nel bel mezzo di una crisi.

Questo mix di una vera e propria catastrofe umanitaria e dei possibili crimini contro una minoranza con l’ideologia del bin Ladenismo – e la sua attenzione su una violenta visione del mondo “noi contro di loro” – è una combinazione pericolosa.

Il persistente spostamento forzato di una popolazione vulnerabile, con scarsi mezzi o opzioni nella regione, deve essere affrontato dalle Nazioni Unite in maniera più efficace e più chiara di quella di Al Qaeda.

Apr news

fag, a.souf.n

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Categorie:Cronaca, Esteri, Politica, Terrorismo Gruppi

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