Al-Qaeda: cambio al vertice

Quilliam

Gli agenti israeliani hanno ucciso a Teheran il numero due di al-Qaeda, Abu Mohammed al-Masri. 

Al-Masri è stato ucciso il 7 agosto, una data simbolica visto che era uno degli organizzatori chiave durante gli attacchi di al-Qaeda del 7 agosto 1998 contro le ambasciate statunitensi in Kenya e Tanzania.

Dal 2003 Al-Masri viveva in Iran agli arresti domiciliari.

La sua morte rappresenta un duro colpo per il gruppo, dato il suo ruolo di potenziale erede dell’attuale leader del gruppo Ayman al-Zawahiri.

A giugno e ottobre di quest’anno, altri due veterani di Al-Qaeda, Abu al-Qassam e Abu Muhammad al-Sudani, sono stati uccisi in Siria.

Alcune fonti credibili affermano che anche l’attuale leader di al-Qaeda Ayman al-Zawahiri sia morto per cause naturali, sebbene ciò non sia confermato né da al-Qaeda né dal governo degli Stati Uniti.

Se Zawahiri è morto, il veterano di lunga data di al-Qaeda Saif al-Adel, che si ritiene anche lui viva in Iran, è il principale candidato a prendere il timone. 

Ma potrebbe essere accolto con una forte opposizione dall’interno di al-Qaeda da parete di affiliati, profondamente diffidenti nei confronti dell’Iran e della influenza di un leader ancora presumibilmente in qualche forma di prigionia.

Con al-Qaeda potenzialmente nel mezzo di un’importante transizione di leadership, alcuni si chiedono se il centro di gravità dell’organizzazione potrebbe spostarsi dall’Asia meridionale a un’altra regione, che sia il Levante, il Sahel o la penisola arabica.

Dopo un decennio di attacchi di droni che hanno decimato l’organizzazione nell’Asia meridionale negli anni 2000, seguiti dall’instabilità della primavera araba, dalla morte di bin Laden e dall’ascesa dello Stato islamico, al-Qaeda non sembra più invincibile e ha un numero di ostacoli significativi da superare. 

Da sempre l’organizzazione è stata in grado di adattarsi ed evolversi, la sua leadership è tornata al lavoro, costruendo quadri a livello di base in aree al di fuori dell’Asia meridionale, concentrandosi sulla autonomia operativa dei suoi affiliati in tutto il mondo. 

Con gli affiliati di al-Qaeda che giocano un ruolo più pratico, la leadership centrale con sede nell’Asia meridionale è diventata meno rilevante, certamente a livello tattico e operativo. Con zone di conflitto attive in Siria, Yemen e Somalia, i combattenti di al-Qaeda in questi paesi hanno acquisito un’esperienza sul campo di battaglia, potendo così pretendere la legittimità di competere per un ruolo più prominente nell’organizzazione più ampia.

La situazione rimane fluida e gli eventi geopolitici nei prossimi mesi potrebbero avere un impatto in cui al-Qaeda risponderà. Un completo ritiro delle truppe statunitensi in Afghanistan e un accordo di condivisione del potere che includa i talebani potrebbero infondere nuova vita ad al-Qaeda. 

Coloro che spingono per un accordo continuano a ripetere che i talebani si allontaneranno da al-Qaeda, ma un recente rapporto delle Nazioni Unite mostra quanto strettamente i due gruppi continuino a lavorare insieme. 

Con i talebani che mantengono una presa più stretta sul potere politico in Afghanistan, sembra probabile che al-Qaeda ne trarrà vantaggio diretto, fornendo all’organizzazione l’opportunità di ricostruire la sua rete in tutta l’Asia meridionale.

Apr news
f als,web 



Categorie:Cronaca, Inchieste Varie, Personaggi, Politica, Terrorismo Gruppi

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