Guerra all’Isis: un affare da milioni di dollari

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Per il Medio Oriente l’avanzata dell’autoproclamato Stato Islamico è stata una catastrofe, ma per alcune ditte americane questa guerra è stata una miniera d’oro.

La guerra degli Usa contro l’ISIS non sta andando bene come si pensava, i bombardamenti in Siria e Iraq non hanno prodotto i risultati desiderati, ma questo non ha impedito agli appaltatori della difesa di ritirarsi.

Per esempio Lockheed Martin ha ricevuto degli ordini per migliaia di missili Hellfire.

AM General si occupa di fornire all’Iraq 160 veicoli Humvee, mentre General Dynamics sta vendendo munizioni per un valore di milioni di dollari.

SOSi International è unazienda a gestione familiare con sede a New York ed è anche uno dei più grandi appaltatori in Iraq, e impiega il maggior numero di americani nel paese dopo l’ambasciata americana.

A capo della società, tra i consulenti, si trovano l’ex vice segretario alla Difesa Paul Wolfowitz, considerato uno degli architetti dell’invasione dell’Iraq, e Paul Butler, un ex assistente speciale al capo del Pentagono Donald Rumsfeld.

Sul sito web della società, “SOSi“, si legge che i contratti che sono stati assegnati per il lavoro in Iraq nel 2015 hanno un valore complessivo di oltre $ 400 milioni.

Essi hanno un contratto di 40 milioni di $ per fornire tutto, dai pasti all’assistenza medica a Besmaya Compound dell’Iraq, che è uno dei siti in cui le truppe Usa stanno addestrando i soldati iracheni. L’esercito ha assegnato a SOSi 100 milioni di dollari a fine giugno per servizi analoghi per il Camp Taji, contratto che è valido fino a giugno 2018.

Un anno dopo gli attacchi aerei degli Stati Uniti contro l’autoproclamato Stato islamico in Iraq, ci sono 3.500 soldati americani che offrono formazione e consulenza alle truppe irachene.

Ma c’è un numero sempre più crescente di imprenditori “necessari” per sostenere queste operazioni. Secondo i militari americani ci sono 6.300 imprese che lavorano in Iraq oggi, come supporto nelle operazioni degli Stati Uniti.

Separatamente, il Dipartimento di Stato sta cercando servizi di pulizie, autisti, linguisti, e appaltatori di sicurezza per lavorare presso le proprie strutture irachene.

La lotta contro l’ISIS rappresenta anche un’opportunità per la difesa, la sicurezza, e gli appaltatori della logistica, visto che il lavoro in Afghanistan comincia a mancare.

Oggi l’Afghanistan rappresenta ancora un settore interessante per gli appaltatori civili. Nell’ultimo rapporto trimestrale del US Central Command, che sovrintende le operazioni militari in Medio Oriente, vi erano 30.000 appaltatori civili che lavoravano in Afghanistan nel mese di aprile scorso. Ma questi numeri sono in costante calo, ad esempio, nel mese di aprile 2014 erano più di 60.000.

Nel frattempo le imprese americane in Iraq sono in aumento, si occupano di vendere armi al governo iracheno e offrono supporto legato alla sicurezza.

SOSi fornisce anche un gruppo di consulenti di alto livello che lavora con il ministero iracheno della Difesa e il governo regionale curdo-iracheno. Alla fine di giugno, la società ha vinto un contratto di $ 700.000 per fornire un gruppo di esperti in assistenza alla sicurezza e consulenti per un anno. Il contratto potrebbe essere esteso per altri quattro anni per un totale di $ 3,7 milioni.

L’azienda fornirà consulenza al governo regionale curdo-iracheno e al governo iracheno a Baghdad, secondo Frank Helmick, un tenente generale in pensione che ha prestato servizio in Iraq tra il 2003 e il 2011 e ora è vice presidente di Mission Solutions di Sosi.

Ma Sosi non è l’unica società che ha contratti di prestazione di consulenti di alto livello al governo in Iraq.

ABM, con sede a New York, ha presentato un annuncio di lavoro per un “Security Assistance Mentore e Advisor,” che lavorerà direttamente con alti funzionari dell’antiterrorismo iracheno.

Il ruolo di appaltatori civili sul campo di battaglia rimane controverso, in parte anche per gli sprechi, le frodi e gli abusi che sono dilagati in Iraq e in Afghanistan negli ultimi dieci anni.

Il contratto di Sosi per i servizi a Camp Taji potrebbe essere in scadenza nel 2018, ma certo è che le aziende come queste non rimarranno mai senza lavoro fin quando ci saranno le guerre.

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Categorie:Esteri, Politica

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