Bisogna impedire una nuova rinascita dell’IS

Aleppo, Syria 2013 ph Andreja Restel

Dopo la sconfitta dell’autoproclamato Stato Islamico (IS) nell’ultimo territorio a Baghouz, in Siria, è iniziato un altro tipo di battaglia negli squallidi campi profughi, in Siria e in Iraq, dove sono situati i prigionieri.

La campagna militare contro lo Stato islamico è stata devastante, sono state uccise decine di migliaia di ribelli, intere popolazioni sono state sradicate e il numero delle vittime civili è immenso.

Lo stato terrorista è stato smantellato, sebbene i combattenti IS abbiano già iniziato a riorganizzarsi. Molti membri e sostenitori sopravvissuti del gruppo, in particolare i combattenti stranieri e le loro famiglie, si trovano nei campi di detenzione, che sono utilizzati anche come campi profughi per la popolazione sfollata e terrorizzata dallo Stato islamico.

Le condizioni nel campo di al-Hol situato nel nord della Siria stanno peggiorando ogni giorno di più. Ci sono oltre 73.000 persone ammassate in un campo progettato per contenerne meno della metà. Molte delle persone nel campo sono le mogli e i figli dei combattenti dello Stato Islamico, invece i combattenti maschi sono detenuti in luoghi separati.

Mentre molte donne in questo campo vivevano in luoghi in cui governava l’IS e non avevano altra scelta che unirsi ai loro mariti nello Stato islamico, un numero significativo di loro continua ad esprimere un sostegno costante allo Stato islamico e alla sua vile ideologia. Queste donne attualmente sono isolate per la sicurezza del resto della popolazione nel campo.

Vi è una seria preoccupazione che l’Occidente e altri paesi si stiano disinteressando e si stiano occupando di altri temi. Nel frattempo le popolazioni vulnerabili in Siria e in Iraq stanno osservando per vedere chi è più impegnato ad aiutarle: lo Stato islamico, i governi o le altre nazioni.

La necessità di fornire assistenza immediata e sostegno a lungo termine a un numero enorme di persone le cui vite e società sono state sconvolte da anni di guerra e terrore è un obbligo umanitario per l’intera comunità internazionale. La “lotta” per liberare le persone dalla morsa dello Stato islamico deve continuare nei villaggi e nelle città che il gruppo controllava una volta.

Sarebbe controproducente ridimensionare adesso gli aiuti umanitari e l’assistenza umanitaria perché si rischierebbe nuovamente la sicurezza internazionale. Bisogna impedire allo Stato islamico una nuova rinascita. In Iraq, le cellule IS hanno assassinato capi tribali creando un vuoto che stanno cercando nuovamente di riempire.

Si ritiene che migliaia di iracheni e siriani siano detenuti nei centri di detenzione, senza alcuna prospettiva di rilascio. Come è successo in precedenza con Camp Bucca, questi centri di detenzione stanno diventando terreno fertile per la radicalizzazione.

In Iraq la presenza di Forze di Mobilitazione Popolare a Kirkuk, Ramadi e Falluja ha alimentato il risentimento tra le popolazioni locali. I sunniti rimangono amareggiati su ciò che percepiscono come una eccessiva legislazione “anti-terrorismo” dove molteplici forze di sicurezza agiscono in modo indipendente, e fanno affidamento su “liste di ricercati” e potenziali sospettati accusati di una serie di crimini, che alcuni hanno paragonato a faide tribali.

La stessa cosa è successa tra gli abitanti locali in Iraq nel 2013-2014, dove i problemi non sono mai stati affrontati, e c’è una diffusa preoccupazione che il governo iracheno e le forze di sicurezza tornino alle stesse pratiche che in precedenza hanno alimentato le tensioni.

Apr news

f ag, a.souf

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Categorie:Cronaca, Esteri, Inchieste Varie, Personaggi, Politica, Terrorismo Gruppi

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