
Cara Ursula von der Leyen, cara Giorgia Meloni, cari leader europei, è arrivato il momento di parlare chiaro.
I cittadini non sono un bancomat. E la democrazia non è un assegno in bianco che vi autorizza a decidere del loro futuro senza ascoltarli.
Ci chiedete sacrifici, pazienza e fiducia. Ci parlate di sicurezza, riarmo, minacce e nuove emergenze.
Ma c’è una domanda alla quale dovete rispondere: chi si occupa della sicurezza di chi, ogni giorno, lotta per arrivare alla fine del mese?
Perché la sicurezza non è soltanto militare. È poter pagare l’affitto, fare la spesa senza rinunciare a ciò che è essenziale, accendere il riscaldamento senza temere la bolletta e guardare al futuro senza vivere nell’angoscia.
Che senso ha parlare di difesa dell’Europa se milioni di europei faticano persino a difendere la propria dignità?
Secondo il dati di Eurostat, nel 2025, 92,7 milioni di persone nell’Unione europea erano a rischio di povertà o esclusione sociale: il 20,9% della popolazione. Un dato da verificare nella pubblicazione ufficiale, ma che richiama una realtà impossibile da ignorare: dietro le statistiche ci sono persone, famiglie, anziani, lavoratori e giovani che faticano a costruirsi un futuro.
Di fronte a questa realtà, quale risposta avete da offrire? Altri miliardi per gli armamenti? Altre risorse destinate a conflitti che sembrano non avere fine? Altri sacrifici chiesti a cittadini che già faticano a vivere dignitosamente?
Non si tratta di negare le minacce internazionali o di sostenere che la sicurezza non sia importante. Si tratta di chiedere quali siano le priorità e come vengano utilizzati i soldi pubblici. Si tratta di pretendere trasparenza, proporzione e responsabilità.
Un’Europa che vuole essere forte non può dimenticarsi delle persone che dovrebbe proteggere.
E non liquidate ogni critica come populismo, filorussismo o mancanza di senso di responsabilità. Una democrazia autentica non ha paura delle domande, non considera il dissenso un nemico e non pretende che i cittadini applaudano ogni decisione soltanto perché arriva dall’alto.
Quando chi governa risponde alle critiche con arroganza, quando il confronto viene sostituito dalla delegittimazione di chi la pensa diversamente, è la politica a dover riflettere sui propri errori.
Cara Ursula, cara Giorgia, la gente è stanca. Non perché non comprenda la complessità del mondo, ma perché conosce fin troppo bene il peso delle decisioni politiche sulla propria vita quotidiana.
È stanca di sentir parlare di grandi strategie mentre fatica a pagare le bollette. È stanca di vedere ingenti risorse destinate agli armamenti mentre tante famiglie affrontano difficoltà economiche e i servizi essenziali sono sotto pressione. È stanca di una politica che sembra ricordarsi dei cittadini quando servono voti e sacrifici, ma troppo spesso li dimentica quando chiedono risposte concrete.
I cittadini non chiedono privilegi. Chiedono di vivere con dignità, di essere ascoltati e di sapere che cosa viene fatto con il denaro che affidano alle istituzioni.
Hanno il diritto di capire, di dissentire, di fare domande e di pretendere risposte.
E poi siete voi a parlare di democrazia, libertà e autoritarismo.
La democrazia non si difende soltanto con le parole. Si difende rispettando il dissenso, tutelando la libertà di espressione e riconoscendo che nessun governo è al di sopra delle critiche. Non potete chiedere fiducia ai cittadini e, nello stesso tempo, trattare ogni dubbio come una colpa.
Il futuro dei nostri figli non è una proprietà privata dei leader politici. Chi governa ha il dovere di rendere conto delle proprie scelte e delle loro conseguenze.
Un’Europa forte non è semplicemente quella che dispone di più armi o esercita maggiore influenza geopolitica. È quella che sa proteggere i propri cittadini, difendere la pace, ridurre le disuguaglianze e offrire ai giovani una prospettiva concreta per il futuro.
E lo stesso vale per l’Italia. Un Paese non è forte soltanto perché rivendica il proprio ruolo nel mondo, ma perché garantisce dignità a chi lavora, sostegno a chi è in difficoltà e opportunità a chi vuole costruirsi una vita.
La vera forza non consiste nel pretendere obbedienza, ma nel meritare fiducia.
Per questo, invece di accusare chi protesta, sarebbe ora di fermarsi, ascoltare e avere il coraggio di riconoscere gli errori.
Dire «abbiamo sbagliato» non è una debolezza. È una dimostrazione di responsabilità. Cambiare strada quando le decisioni si rivelano sbagliate non significa perdere autorità, ma dimostrare di essere all’altezza del proprio ruolo.
L’Europa non appartiene a Ursula von der Leyen. L’Italia non appartiene a Giorgia Meloni. Nessun Paese appartiene a chi lo governa.
L’Europa appartiene ai suoi cittadini. L’Italia appartiene agli italiani. E chi governa deve ricordarsi di essere al servizio delle persone, non il contrario.
Non abbiamo bisogno di istituzioni che impongano il silenzio in nome della sicurezza. Abbiamo bisogno di un’Europa e di un’Italia capaci di coniugare sicurezza e libertà, difesa e dignità, responsabilità internazionale e giustizia sociale.
Vogliamo un futuro in cui i nostri figli non siano costretti a pagare il prezzo di decisioni prese senza un confronto autentico con i cittadini. Vogliamo che la pace, il benessere e la dignità umana tornino a essere priorità concrete, non soltanto parole pronunciate nei discorsi ufficiali.
Non si può salvare l’Europa dimenticandosi degli europei. E non si può costruire un’Italia migliore ignorando gli italiani.
Ho parlato direttamente a voi, Ursula e Giorgia, ma le mie parole sono rivolte anche a tutti gli altri leader europei. Questa non è una questione che riguarda soltanto due persone o due governi. Riguarda tutti noi, il nostro presente e il futuro dei nostri figli.
Non possiamo continuare ad accettare un modo di fare politica cinico, distante dai bisogni delle persone e indifferente alle conseguenze delle proprie decisioni. Il bene comune non si costruisce alimentando le paure, dividendo i popoli o chiedendo sacrifici sempre agli stessi. Si costruisce ascoltando, assumendosi le proprie responsabilità e avendo il coraggio di cambiare strada quando quella intrapresa è sbagliata.
Non vi chiediamo di essere infallibili. Vi chiediamo di essere responsabili. Non vi chiediamo di avere sempre ragione. Vi chiediamo di ascoltare anche quando le parole dei cittadini sono scomode.
Cara Ursula, cara Giorgia, cari leader europei, dobbiamo parlare. Non per distruggere l’Europa, non per indebolire l’Italia, ma per restituire alla politica il suo significato più importante: essere al servizio delle persone.
Perché dietro ogni decisione politica non ci sono soltanto numeri, strategie e interessi. Ci sono vite umane, famiglie, speranze e il futuro dei nostri figli.
E quel futuro merita molto più di promesse: merita rispetto, responsabilità e umanità.
distinti saluti Andreja Restek

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